domenica 31 maggio 2020

Correre col Parkinson si può?


Questo è il CENTESIMO post del blog!

Sono passati quasi tre anni da quando ho deciso di raccontare e raccogliere su questo sito storie, esperienze, articoli e tutto ciò che ruota attorno al binomio corsa e malattia di Parkinson.

Da allora mi sono in qualche modo evoluto, sia come runner (sono diventato un maratoneta!), che come blogger.


Piccola parentesi: ormai “dopaminoagonista” non è più solamente il titolo di questo blog, ispirato dal motto "La corsa è il mio dopaminoagonista preferito", ma è diventato anche l'appellativo con cui io stesso vengo chiamato nel mondo della corsa sul web (spesso abbreviato in dopa). 

E dunque "agonista" non va più inteso unicamente nell'accezione chimica di “sostanza capace di attivare i recettori di un trasmettitore” (la dopamina), ma anche col significato più comune di “colui che pratica sport a livello agonistico”. Chiusa parentesi.


Anche questo blog negli anni si è gradualmente trasformato insieme a me.

Ora pubblico molti meno articoli rispetto al 2017, all'incirca uno al mese. Le storie da raccontare certo non mi mancano ma scrivere mi costa sempre più fatica.

In compenso i miei post sono diventati molto più lunghi, ma del resto si sa, invecchiando si diventa prolissi!

Anche il contenuto dei post è cambiato. All'inizio l'intenzione era di creare e mantenere un sito di riferimento per i parkinsoniani che volessero cimentarsi con la corsa (lo so, è un argomento un po' di nicchia…).

Col tempo il blog è diventato principalmente una sorta di diario personale nel quale riporto le mie esperienze di runner parkinsoniano.

Nello scrivere di me ora vado un po' più in profondità, raccontando quello che vivo in maniera più intima e introspettiva, ma senza mai divagare su argomenti che non riguardano il tema del blog (anche perché non interesserebbero a nessuno).

Purtroppo anche il Parkinson in questi tre anni è inevitabilmente progredito e – nonostante la corsa mi aiuti a tenerlo a bada – gli effetti diventano via via più evidenti.

Ho pensato dunque che fosse il momento giusto per fare il punto a proposito della compatibilità fra la malattia di Parkinson e la corsa, intesa come attività di endurance ad alta intensità aerobica con partecipazioni a gare su strada di media e lunga distanza.

Da qui il titolo di questo articolo che volutamente richiama quello della seconda parte del primissimo post (aggiungendoci però un punto interrogativo in fondo).


Sono passati dieci anni da quando ho avvertito i primi disturbi dovuti alla malattia, ma nell'ultimo anno, anche se con alti e bassi, i sintomi sono progressivamente peggiorati in maniera graduale ma sensibile.

In particolare negli ultimi mesi rigidità e dolori muscolari non mi hanno dato tregua e per riuscire a correre ho dovuto affrontare maggiori difficoltà rispetto al passato.

Nella mia testa sono pertanto tornate prepotentemente d'attualità le tre domande di fondo di questo blog:
  1. È possibile dedicarsi intensamente alla corsa se si è affetti da malattia di Parkinson?

  2. Fino a quale livello di sforzo fisico la corsa continua ad essere salutare per un parkinsoniano? Può diventare nociva?

  3. Per quanto tempo, e fino a quale stadio di avanzamento della malattia, il Parkinson permette di continuare a correre?

Sono più o meno le stesse domande che mi ponevo tre anni fa riguardo alla maratona. Se allora l'unica risposta possibile era “non lo so”, oggi ho parecchi elementi in più a disposizione.

Ma prima di provare a rispondere faccio una premessa:

La corsa - e in generale l'attività fisica - svolta a bassa intensità, in maniera adeguata alle proprie possibilità fisiche motorie, sono convinto non solo che sia possibile, ma anche consigliata se non fortemente raccomandata per i malati di Parkinson, qualunque sia il grado di avanzamento della malattia.

Qui però si sta parlando di uno sport totalmente diverso: macinare centinaia di Km al mese durante lunghi periodi di preparazione, dedicare tutto il tempo libero a disposizione agli allenamenti, affrontare sacrifici, mantenere la disciplina senza sgarrare, monitorare i propri parametri fisici, ecc…, con l'obiettivo di gareggiare in competizioni sulla lunga distanza al massimo delle proprie possibilità, cercando ogni volta di migliorarsi, di esplorare i propri limiti e spingerli un po' più in là.

Tutte cose che conosce molto bene chiunque frequenti il mondo del podismo amatoriale.

Detto questo, se finora le risposte – almeno alle prime due domande – per me erano scontate, ultimamente non lo sono più.

Per potersi permettere di correre con continuità senza essere tormentati da infortuni è necessario prendersi costantemente cura del proprio corpo per mantenerlo sufficientemente forte, flessibile ed elastico.

Quando si convive col Parkinson questo spesso non è possibile, specie se si ha anche una famiglia ed un lavoro. Il Parkinson complica e rallenta ogni attività quotidiana e prosciuga tutte le energie fisiche, per cui finiscono per mancare sia il tempo che le forze.

Finora ero riuscito bene o male a cavarmela, ma le energie a mia disposizione sono sempre meno mentre la rigidità muscolare rischia di diventare un ostacolo insormontabile.

Il mio fisico sta invecchiando velocemente, sarebbe sciocco fare finta di niente. Mantenere il controllo richiede sempre più impegno e contrastare tutti i sintomi e gli effetti collaterali diventa ogni giorno più difficile.

Ad ogni uscita nuovi problemi si sommano a vecchi infortuni che mi trascino dietro da mesi e dai quali non riesco più a guarire nemmeno stando a riposo. Ormai mi sono abituato a correre sentendo dolori provenienti da più parti del corpo che condizionano e limitano la mia andatura. E correre così, oltre che faticoso, rischia di diventare anche poco piacevole.

Rimangono però alcuni dati di fatto inconfutabili:

  • Quando non posso correre sto decisamente peggio. Ogni volta che sono costretto a fermarmi per qualche infortunio – e ultimamente accade spesso – i sintomi del Parkinson si amplificano, sia quelli motori che quelli non motori.


  • Correre la maratona è l'esperienza migliore che ho fatto negli ultimi anni e nonostante ci sia messo di mezzo pure il coronavirus a far cancellare tutte le gare, conto di ripeterla ancora molte altre volte, anche se dovessi trascinarmi al traguardo su una gamba sola!

Per cui, anche se presto o tardi mi accorgerò di non essere più in grado di migliorare i miei risultati, fino a quando il fisico me lo permetterà io continuerò ad allenarmi e a lavorare per guadagnarmi la gioia di correre una maratona al massimo delle mie possibilità.

Mi rendo conto che chi non è un runner difficilmente arriva a comprendere la sensazione di beatitudine e appagamento che può trasmettere la passione per la corsa. Costoro li invito a provare a dedicarcisi con un minimo di perseveranza. E se siete malati sappiate che questa non è una buona scusa!

In conclusione la cosa migliore da fare per levarmi questi dubbi dalla testa e ricordarmi perché amo praticare questo sport è smettere di scrivere, infilarmi le scarpe e andare a farmi una bella corsetta.


Questa foto “bagnata” è stata scattata alla Run Tune Up di inizio settembre 2017.
Nello stesso periodo ho cominciato a scrivere questo blog.
Simboleggia la mia passione per la corsa che supera tutte le difficoltà.


1 commento:

Unknown ha detto...

Parole bellissime Edo! Non avrei mai pensato che potessi pensare di mollare... avanti così! Alla prossima maratona! 💪👏