mercoledì 21 novembre 2018

La prima maratona non si scorda mai (prima parte)


In questo e nei prossimi articoli tenterò di convertire in parole tutte le intense emozioni vissute nell'ultimo incredibile, inimmaginabile fine settimana.

Non penso di poter descrivere adeguatamente il mio stato d'animo momento per momento, ma i ricordi almeno rimarranno per sempre indelebili.


La vigilia


Arrivo a sabato dopo essermi trascinato per sette giorni in uno stato di smarrimento totale, in costante apprensione per qualsiasi cosa; colpa del tapering, che insieme all'inesperienza e al mio solito approccio ansiogeno, hanno partorito una settimana piena di tormenti. Del tipo “non sto facendo abbastanza” o “ho rovinato mesi di preparazione” o ancora “ma oggi sarà meglio fare solo 5 Km oppure 5 e mezzo??

Beh, per lo meno sono riuscito a non infortunarmi né ammalarmi, che è già tanto.

Sabato mattina però va decisamente meglio. Sarà la consapevolezza che ormai quel che è fatto è fatto, o i preparativi per il viaggio che tengono impegnata la mente. O forse sono solo contento che la lunga attesa stia finalmente per terminare. Un po' come i bambini la vigilia di Natale. Perché non dimentichiamo che correre per me è prima di tutto una gioia.

Si parte. Verona sarà la tappa finale di questo lunghissimo viaggio iniziato almeno un anno fa.

Arrivo per pranzo, con moglie e figlia al seguito. Toccata e fuga all'Expo per ritirare pettorale e pacco gara, e ci spostiamo subito in centro per prendere possesso dell'appartamento a 300 metri dalla partenza, che sarà uno dei fattori del successo del weekend.

A quel punto il programma prevederebbe un pomeriggio di relax: giusto due passi in piazza Bra per controllare la situazione, poi tisana, gambe distese sul letto e preparazione mentale per domenica.

Invece mi ritrovo catapultato in una sorta di realtà alternativa: venerdì avevo condiviso qua e là questo articolo in cui raccontavo della sfida che mi preparavo ad affrontare. E in poche ore, grazie anche al lodevole impegno profuso dall'amica Lidia, la cosa mi è totalmente sfuggita di mano, anzi è letteralmente ESPLOSA, del tutto al di fuori dal mio controllo.

Il post fa il giro dei social network. Cominciano ad arrivare, da ogni fonte possibile, centinaia di messaggi di stima e incoraggiamento, richieste di amicizia, telefonate… Rilascio un'intervista per un articolo pubblicato sul giornale di domenica; parlano di me al TG locale; Facebook mi fa notare che in un giorno ho avuto oltre 5000 “mi piace”; passo il tempo cercando di contenere la marea dilagante, ringraziando tutti quelli che posso. Il mio smartphone è rovente!

Finché ad un certo punto decido di chiudere tutto e isolarmi un po’. Sì perché non scordiamoci che avrei un impegno per il giorno dopo, ci sarebbe ancora da espletare una piccola formalità: correre la maratona.

Tutti questi complimenti mi hanno lusingato e fatto enormemente piacere – ci mancherebbe altro – però vorrei far notare che siamo ancora a sabato, tutti stanno celebrando la mia impresa, ma io la gara la devo ancora cominciare! E ci terrei anche a farla bene.

Per rilassarmi esco a fare due passi con la famiglia. Respiro e riprendo il controllo. Osservo squadre di operai che montano stand e impalcature.  L'impressione è indubbiamente quella di un'organizzazione seria, che sa quello che fa, in grado di imbastire un evento importante curando i particolari e facendo le cose in grande stile. Sensazione che verrà confermata per tutto il weekend.

Il traguardo che segnerà la fine del mio viaggio


La bimba insiste per salire in cima alle gradinate dell'arena, su su proprio fino all'ultimissimo spalto. E come fai a dirle di no? Tutto sta nel non rendersi troppo ridicolo mentre si escogita la tecnica migliore per salire i gradoni di pietra senza stancare le gambe: all'indietro, di lato, sedendosi ogni tre passi…

…fino in cima eh?


Rientro in appartamento e guardo con terrore il telefono appoggiato sul comodino. Tutti questi attestati di stima mi riempiono di orgoglio e mi caricano per la gara, ma un po’ anche mi imbarazzano perché continuo a non pensare di meritarmi tutto ciò. Io mi sento una persona normalissima che lotta ogni giorno come fanno tutti, ognuno con la propria croce da portare.

Fra l'altro, se da un lato ho accumulato una scorta di autostima che mi basterà per tutto l'inverno, dall'altro adesso sento giusto un filino di pressione in più sulle spalle.

Ma per fortuna riesco a non farmi distrarre: svuoto la mente, visualizzo tutte le fasi della gara, ripenso al duro lavoro svolto negli ultimi tre mesi e ritrovo un po' di tranquillità.

È il momento del Carbon Load della sera prima: doppia porzione (abbondante) di pasta al pomodoro, frutta secca e banana.

Immancabile foto a canotta e pettorale stesi sul letto, poi tutti a nanna e cerchiamo di dormire il più possibile.

Tutto pronto!


Prima del via


La partenza ai Portoni della Bra


Il pensiero che dopo tre lunghi mesi di duri allenamenti finalmente è arrivato il giorno della gara, insieme alle centinaia di “in bocca al lupo” ricevuti sabato, fanno sì che domenica mi svegli alle sei di mattina carico come un protone, ritrovando tutt'a un tratto la sicurezza e la determinazione persi una settimana prima.

Esco alle sette per assaggiare il clima e – dopo due settimane di astinenza auto-imposta da caffeina e alcolici – mi godo un caffè al bar, gustandomi lentamente ogni sorso in totale beatitudine.

Tenendo sempre l'appartamento come base strategica – che mi risparmia bagni chimici, deposito borse, docce, ecc… – esco di nuovo per un saluto agli amici di Running Forum (che ringrazio per i preziosi consigli di questi mesi) coi quali ci eravamo dati appuntamento.

Bella gente!


Rientro, mi infilo la mia divisa da lavoro, ultimo giro in “ufficio”, poi consueti esercizi di riscaldamento, ed è già ora di accedere alla griglia azzurra, transennata con grate alte due metri che trasmettono bene l'idea di stare entrando in una prigione (sempre auto-imposta) dalla quale potremo uscire solamente 42 Km dopo.

Le mie prigioni


Fortunatamente gli ultimi minuti di attesa non li passerò da solo.

Ti sei chiusa fuori!!


Il clima è perfetto! Se avessi potuto esprimere un desiderio non avrei saputo chiedere di meglio. Temperatura sui 3°C (per come la vedo io ogni grado sopra i 4 è di troppo), cielo terso, aria frizzantina, ma grazie alla bassa umidità e al tepore del sole mattutino (e all'adrenalina) non sento freddo.

Sento svanire tutti i timori e vengo pervaso da una sconosciuta fiducia nei miei mezzi, tanto che per un solo secondo mi sfiora l'idea di mandare all'aria mesi di rifiniture volti a definire l'andatura da 3h e 20' finali, e puntare invece subito alle 3h15' (che a posteriori non sarebbe poi stata neanche una cattiva idea).

Ma rimango saggiamente col piano originale perché se da un lato sono consapevole che si tratta di un ritmo abbastanza “conservativo” alla luce della preparazione svolta, dall'altro rimane il fatto che sono un esordiente e non posso sapere cosa mi aspetta negli ultimi 10 Km.

Poi ho ancora nelle orecchie tutti i giusti inviti alla prudenza, a partire piano per finire forte, a godersi la prima, ecc… ecc…, che ho ricevuto nelle ultime settimane (ringrazio tutte le persone che me li hanno dati), per cui rimetto subito la testa sulle spalle.

Nove meno due minuti. Tolgo cuffia, guanti e giacca tecnica e passo tutto alla moglie paziente che raccoglie dall'altra parte delle sbarre.

Respiro. Sono qui e ora. E non vorrei essere in nessun altro luogo al mondo. Mi riscopro anche inaspettatamente calmo e sereno.

Concentrazione

Sono pronto.

Un minuto. Ultimo bacio d'incoraggiamento anche dalla piccola. Inno d'Italia e finalmente arriva il momento tanto atteso: lo sparo.

Una quarantina di secondi per riuscire a transitare sotto l'arco della partenza e la mia prima maratona può cominciare.


– Fine Prima Parte –


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