sabato 22 dicembre 2018

Un inaspettato clamoroso P.B.


Quest'anno sotto l'albero di Natale ho trovato un regalo tanto gradito quanto inatteso: un nuovo record personale.

E che record! Ho abbassato il mio miglior tempo sulla mezza maratona di oltre 2 minuti in una botta sola, e senza neanche aver fatto una preparazione specifica per la gara.

Ma andiamo con ordine.


Le settimane precedenti


Dopo essermi spremuto per tre mesi per preparare la mia prima maratona, mi ero concesso innanzitutto un po’ di tempo per riprendermi, correndo un po’ “a sensazione”, come si dice in questi casi.

In verità dopo appena una settimana la fatica era già smaltita quasi completamente, ma non avevo voglia di pormi subito un nuovo obiettivo a breve termine; avevo bisogno di correre liberamente, senza sentirmi schiavo di una tabella di allenamento finalizzata ad un risultato.

Per cui ho partecipato a qualche gara qua e là, un paio di campestri, una 12 Km, finché ho deciso – ad un anno di distanza – di tornare sul “luogo del delitto”, ossia la “Corrida del Progresso” di Castel Maggiore, teatro della mia prima (e finora unica) volta sotto i 90 minuti in una 21 Km.

Non avevo grandi aspettative di risultato finale. Un po’ perché come detto non mi sono dedicato ad allenamenti specifici per preparare la distanza. Un po’ perché, ancora una volta, mi sono ritrovato la domenica mattina coi muscoli ancora stanchi dalle ultime corse, come mi era già successo alla Run Tune Up.

Non imparerò mai a fare uno scarico come si deve!

Poi ovviamente quando partecipi ad una gara cerchi sempre di migliorarti, ed io in particolare raramente do meno del 100% di me stesso, e spesso anche qualcosina in più.

Per cui mi pongo l'obiettivo di provare a ritoccare di qualche secondo il mio personale di 1h29'03", che significa tenere un ritmo gara di almeno 4'13" /Km.

L'idea è di partire con quel passo e vedere come va: se riesco a reggere il ritmo allora proverò a dare tutto quello che ho, magari anche accelerando un po’ gli ultimi Km, per agguantare un nuovo Personal Best. Altrimenti mi godrò la corsa facendo quello che riesco, senza bisogno di dimostrare niente a nessuno.

Le temperature polari – stabilmente sotto lo zero – dei giorni che precedono la gara, unite ad un periodo particolarmente stressante al lavoro, mi fanno però più volte pensare di rinunciare del tutto e rimanermene a letto.

Se poi aggiungiamo un'alimentazione disordinata a causa delle varie cene prenatalizie e, come detto, la stanchezza fisica dovuta a qualche allenamento tirato senza il necessario riposo psico-fisico, si può immaginare come domenica mattina mi sia dovuto fare una vera e propria “violenza” per uscire dal piumone e scendere dal letto.

Ma sapevo che se fossi rimasto a dormire poi me ne sarei pentito, e sapevo anche che il freddo che avrei sofferto uscendo di casa e durante il riscaldamento, poi sarebbe tornato a mio vantaggio durante la gara: io adoro correre col freddo quasi quanto odio farlo col caldo! I 0°C di domenica mattina per me sono la temperatura perfetta per la gara.

Basta coprirsi in maniera adeguata ed effettuare con cura un lungo e graduale riscaldamento muscolare.


Prima del via


Alle 8:15 sono dunque già pronto per cominciare a scaldarmi. Inizio con una corsetta leggera, ma dopo un po’ mi accorgo che c'è qualcosa che non va: mi guardo intorno e mi chiedo come mai ci sia soltanto io. Nessun altro si sta riscaldando.

Per forza: ho sbagliato l'orario della partenza! Come un dilettante qualsiasi ero convinto che si partisse alle nove e non avevo ricontrollato per sicurezza. Invece l'orario del via è fissato per le 9:30.

Il problema è che per correre una “mezza” ho una tabella oraria molto rigida da rispettare per l'assunzione della levodopa che mi consente di correre nonostante il Parkinson: uno Stalevo a 1h15' e ½ Sinemet a 15' dal via.

Aver sbagliato clamorosamente l'orario della partenza mi ha sballato tutta la programmazione (lo Stalevo l'ho preso in verità a -1h45'), e non so più come sistemarla.

Decido di prendere un Sinemet a -30', sperando che faccia effetto prima che termini quello dello Stalevo e che mi dia abbastanza copertura per terminare la gara. Già che ci sono approfitto del tempo in più a disposizione per prendermi un altro caffè, anche quello aiuta a smorzare i sintomi del Parkinson.

Fortunatamente andrà tutto bene.

Il percorso della gara è lo stesso dello scorso anno. È un tracciato veloce che mi risulta particolarmente gradito perché lo trovo mentalmente poco stancante. Inoltre quest'anno lo conosco già, ed è un vantaggio in più.


La gara





Parto rilassato, e fin dai primi Km mi ritrovo sorprendentemente a marciare ad un ritmo inferiore ai 4'10" /Km senza particolare affanno.

Normalmente mi imporrei di rallentare per non rischiare di finire la benzina troppo presto. Questa volta però no. Mi accorgo di avere una gran voglia di spingere sull'acceleratore, la sensazione di velocità mi esalta e così decido di lasciar andare le gambe e di vedere fin dove mi porteranno.

Può darsi che, soffrendo permanentemente la carenza di dopamina, l'effetto inebriante delle endorfine che pompano nel sangue durante lo sforzo prolungato risulti particolarmente gradito al mio fisico. (Ma la mia è solo un'ipotesi).




Il battito si assesta stabilmente sui 160 bpm, mentalmente però non sto soffrendo più di tanto. Mi rendo conto che tutto il lavoro svolto nei mesi scorsi per preparare la maratona sta ancora fruttando grossi dividendi.

E poi – mi tocca ripetermi ma non posso farne a meno – non c'è niente da fare, io col freddo corro troppo bene! Mi gusto quest'aria gelida che mi riempie i polmoni e non mi fa sentire affatto la fatica.




Mi unisco ad un gruppetto che marcia regolare al mio ritmo. La compagnia aiuta a distrarsi e a far trascorrere più velocemente i Km. A metà gara però mi impongo di bere un sorso d'acqua al ristoro anche se non sento la sete, e rimango staccato di una decina di metri. Li riprenderò più avanti.

Al 16° Km c'è una curva secca a destra che immette in un rettilineo di 2 Km dove si comincia a far selezione fra chi ne ha ancora e chi è già in riserva.

E, come l'anno scorso, quando inizio a sentire seriamente la fatica decido che è il momento di tirar fuori tutte le energie rimaste e aumentare l'andatura.




Accelero, e la progressione mi porta a superare un concorrente dopo l'altro. Solo che quest'anno il ritmo è ancora più forsennato, non solo il mio, ma anche quello di chi mi sta intorno. Ogni runner che mi sente arrivare da dietro vende cara la pelle e mi fa sudare parecchio ogni sorpasso.

Raggiungo un concorrente, lo affianco, lui accelera, dopo un po' comincio a staccarlo, finché non lo sento più dietro di me. A quel punto metto nel mirino il successivo, riesco a raggiungerlo e la storia si ripete, solo che intanto il ritmo (e la fatica) continua ad aumentare, e io non ho nessuna intenzione di rallentare.

A volte mentre corro, proprio nei momenti di maggiore sforzo, per darmi la carica penso ad un personaggio che abbia in qualche modo a che fare con la corsa, tipo campioni del passato capaci di imprese epiche come Gelindo Bordin o Ismael Kirui.

Questa volta, non so perché e non so da dove, mi viene in mente Johnny Storm, la torcia umana dei Fantastici Quattro, quando s'infiamma e schizza in avanti come un proiettile.

Con questa immagine in testa, continuo a percuotere sempre più furiosamente l'asfalto coi miei passi, aiutandomi dondolando in maniera frenetica le braccia come due pendoli. In slancio arrivo finalmente all'agognato ultimo Km.




Ormai il ritmo è indiavolato. Respiro e battito sono del tutto fuori controllo. Sono al colmo della sofferenza ma… sono anche euforico! Cresce in me la consapevolezza di star compiendo un'impresa e non ho intenzione di mollare nemmeno un secondo.

È incredibile come nel momento di massima agonia, quando si contano i metri che separano al traguardo, mi stia anche divertendo, e ne abbia pure piena consapevolezza.

Nell'ultimo Km riesco a scendere ai 3'45" di media; supero ancora un paio di atleti che solitamente mi arrivano davanti, giungo al rettilineo finale e quasi mi dispiace che non rimanga abbastanza strada per superarne altri.




Il prossimo concorrente davanti a me è irraggiungibile ma ormai mi sento morso da una tarantola e non smetto di tirare fino alla fine.

Transito sotto l'arco del traguardo e sono ancora talmente impegnato a spingere al massimo che non ho nemmeno la forza di alzare gli occhi e leggere il tempo sul cronometro.




Dopo pochi metri vengo “parato” dai cronometristi che frenano il mio impeto e mi riportano sulla terra. Fermo il cronometro e con lo sguardo mezzo annebbiato scorgo un uno-ventisei-e-qualcosa che mi lascia letteralmente di stucco.

Ero certo di essere andato più forte dell'anno scorso ma mi aspettavo un “1:28”, non un “1:26”!




Il risultato ufficiale è 01:26:46, un'ora ventisei e quarantasei, che è tanta roba, almeno per le mie abitudini, e penso che anche oggettivamente cominci a diventare un tempo perlomeno interessante.

Ed il fatto che sia arrivato in maniera del tutto inattesa, almeno in questi termini, lo rende particolarmente gradito, e fa diventare ancora più magica questa gelida domenica prenatalizia.

Qui la classifica finale.

Qui la mia corsa su Strava.

2 commenti:

Ghidotti Stefano ha detto...

Bellissimo racconto e strepitosa prestazione, tu sei un atleta vero altro che Parkinson!
Leggo sempre molto volentieri tuoi racconti, si percepisce la tua determinazione che si esprime nei tuoi risultati.
La gioia di dare il massimo e la voglia di spingere sull' acceleratore che riferisci di avere nella corsa mi motivano a fare meglio, io quelle stesse sensazioni le trovo in bicicletta ma nella corsa ho molte difficoltà, sono pesante e poco continuo nel gesto atletico.
Mi piacerebbe incontrarti e tesserarti come socio per vederti all'arrivo con la nostra maglietta "NON CI FERMERAI"
Nei nelle prossime settimane se ti fa piacere ribloggo ,come primo articolo nella rubrica DOPAMINE HERO i Tuoi articoli sia della maratona che della mezza.
Complimenti ancora buon anno di sport a te e famiglia.

D.A. ha detto...

Grazie di cuore Stefano!
Corsa, bicicletta o altro non fa differenza, l'importante è trovare un'attività fisica che ci appassiona per riuscire a farla con continuità.
"Ribloggami" pure senza problemi, anzi ne sono onorato!
Vedrai che prima o poi riusciremo ad incontrarci a qualche gara così potrò indossare con orgoglio la maglietta della tua associazione.
Intanto buone feste anche a te e ai tuoi cari.
Edoardo