lunedì 31 dicembre 2018

Non può esserci guarigione senza malattia


Rieccomi qua puntuale all'appuntamento con l'immancabile post di fine anno.

Questa volta però il mio ultimo articolo non parlerà di corsa, se non indirettamente.

Non tratterrà nemmeno necessariamente di Parkinson, quanto piuttosto della malattia in senso generale.

Ripercorrendo l'andamento di questo 2018 e rileggendone gli eventi in maniera distaccata, ho elaborato infatti alcune riflessioni sulla malattia che vorrei condividere.


L'anno era cominciato male a causa della pubalgia che mi ha costretto ai box ad inizio gennaio, proprio nel momento in cui mi sentivo più in forma, e che mi ha tenuto a riposo forzato per tre mesi.

Fino al momento cioè in cui era ormai diventato evidente che riposo passivo e terapia fisica strumentale non sarebbero bastati per rimettermi in pista.

Un percorso di guarigione efficace doveva passare attraverso un lavoro attivo da svolgere in prima persona, che comprendesse necessariamente un cambiamento nei mezzi e nelle tipologie di allenamento e nella tecnica di corsa.

Poi si sono susseguiti altri infortuni e nuove ricadute, ognuno dei quali portatore di un insegnamento che ha stimolato ulteriori adattamenti.

Fino a giungere ad un completo ristabilimento e ad una ripresa continuativa degli allenamenti che mi ha condotto alla straordinaria esperienza di Verona dove ho potuto correre la mia prima maratona.


Forse senza quel periodo di stop che mi ha costretto ad analizzare alcuni aspetti del mio modo di vivere la corsa – in particolare la preparazione fisica necessaria – sarei andato avanti a correre tra un'infortunio e l'altro, trascinandomi dietro i problemi fisici senza mai risolverli davvero.

In definitiva per potermi permettere di correre una maratona ho dovuto svolgere una lunga preparazione con elevato chilometraggio settimanale; ma perché il mio corpo riuscisse a sopportare un simile stress fisico è stato indispensabile il potenziamento muscolare svolto per superare la pubalgia.

Penso sia possibile utilizzare questa esperienza come parafrasi della mia storia personale:

Senza infortunio, come detto, non avrei avuto ragione di svolgere il lavoro attivo indispensabile alla necessaria evoluzione fisica. Allo stesso modo, in generale non può esserci guarigione senza malattia.

Spesso noi non comprendiamo il senso della malattia, non capiamo da dove venga fuori, sembra quasi che se il corpo si ammala allora sia imperfetto, che ci sia una specie di “errore di programmazione”.

Io penso invece che alcune malattie – non tutte – siano un segnale fisico di un malessere più profondo. Una spia per richiamare la nostra attenzione, per farci prendere coscienza del fatto che il nostro modo di vivere è per qualche ragione nocivo e non permette al nostro corpo di funzionare in maniera armoniosa.

Alla luce della malattia possiamo rianalizzare la nostra storia personale, comprendere pienamente il nostro stato attuale e risvegliarci per intraprendere un cammino di guarigione, non tanto dalla malattia in sé, che rappresenta solo il sintomo visibile, quanto piuttosto dai malesseri che l'hanno generata.

Dalla malattia può dunque scaturire un percorso di crescita interiore in grado di farci abbandonare uno stile di vita malsano e generare un prezioso rinnovamento altrimenti inimmaginabile.

Diventa quindi una presenza necessaria, che continuamente ci avverte che qualche aspetto del nostro modo di vivere sta stressando il nostro organismo, obbligandolo a ricorrere costantemente a degli adattamenti per compensare la situazione e poter garantire il corretto svolgimento di tutte le funzioni. Fino al momento in cui tutti gli adattamenti possibili non saranno più sufficienti e verrà sopraffatto.

La malattia arriva in soccorso proprio per avvertirci di questa disarmonia e che un cambiamento che corregga l'origine del malessere non è più rimandabile, altrimenti la situazione non potrà che peggiorare.

E, come la malattia, anche la guarigione non può venire dall'esterno, ma richiede un lavoro da svolgere in prima persona, prendendo in mano la propria vita e correggendone la rotta.


Buon 2019.

Buona guarigione interiore.




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