martedì 24 settembre 2019

Col Parkinson alla Maratona Alzheimer


Altro giro, altra corsa: domenica 15/09, sette giorni dopo la Run Tune Up, è già l'ora del primo “lungo” in vista di New York. In effetti rispetto al programma seguito lo scorso anno sono anche in ritardo, almeno in termini di chilometraggio settimanale, per cui è tempo di mettere un po' di fieno in cascina.

Come tutti gli anni, la domenica dopo la RTU è in programma a San Giovanni in Persiceto una 30 Km ottima come primo lungo per chi prepara una maratona autunnale. Ma siccome l'ho già corsa nelle ultime due edizioni, quest'anno decido di iscrivermi invece alla Maratona Alzheimer che fra le varie distanze proposte contempla anche una 30 Km Borello - Cesenatico che fa proprio al caso mio.

Inoltre è anche una buona occasione per dare un piccolo contributo a favore della ricerca sulla malattia neurologica più diffusa al mondo, ossia l'Alzheimer.


È passata solo una settimana dalla Run Tune Up, ma sembra un'altra era per quanto siano cambiate sia le condizioni ambientali sia il mio stato di salute psicofisico.

Mi illudevo che per quest'anno il gran caldo estivo ce lo fossimo già lasciati alle spalle e che per quanto riguarda i problemi di surriscaldamento eccessivo e disidratazione (con sudate da record) fossimo già a posto così. Invece a tradimento la calura è rispuntata fuori proprio nel momento sbagliato, visto che ho scelto una gara praticamente tutta esposta al sole.

Al lavoro intanto è un periodo davvero super-stressante a causa di scadenze impellenti che assorbono tutto il tempo (e la pazienza) a disposizione, costringendomi a rimandare mille altre cose da fare rimaste in sospeso già da troppo tempo (incluso aggiornare il blog).

Inizio pertanto il mio solito lungo riscaldamento con troppi pensieri che mi si affollano nella testa. Ma la voglia di correre per fortuna non mi manca mai e mi basta appuntare il pettorale alla canotta e stringere i lacci delle scarpe, che già inizio a sentirmi più leggero.

Come ad ogni singola seduta di allenamento della mia preparazione verso la New York City Marathon, anche oggi posso contare sulle indicazioni del coach che segue tutti gli atleti del progetto, messo a disposizione dalla Rosa Associati (la società che assieme all'associazione Parkinson & Sport ha reso possibile il viaggio a New York).

Questa volta la tabella semplicemente prevede 30 Km da correre in modo regolare a “ritmo maratona”, che nei miei piani sarebbe 4:30/Km, anche se poi a New York a causa dei dislivelli è possibile che vada più piano. Lo scopo dell'allenamento è cominciare a testare la tenuta sulle lunghe distanze.

Quando scopro che l'ottima organizzazione ha previsto i pacers anche per la 30 Km, e che il primo gruppo viaggerà con l'obiettivo delle 2 ore e 15 (cioè teoricamente proprio alla mia velocità), mi brillano subito gli occhi.

Così, per aiutarmi a mantenere la regolarità di passo, anche oggi mi attacco fin dalla partenza ai pacers, questa volta con l'intenzione di non mollarli più, neanche se vanno in bagno!

Ma già dopo un paio di Km, mi rendo conto che questi pacers purtroppo non sono molto affidabili. Viaggiano infatti ad un ritmo molto più veloce rispetto alla loro tabella di marcia, i parziali ai segnali chilometrici parlano chiaro.

Piccola parentesi: i pacers, per definizione, devono correre in maniera il più possibile regolare, cioè mantenendo la stessa velocità dall'inizio alla fine. Il loro servizio è unicamente quello, altrimenti sono inutili: a correre in maniera “ignorante” cioè partendo veloce e calando alla fine sono capace anche da solo, non c'è mica bisogno dei pacers. Anzi, partendo troppo forte diventano addirittura dannosi perché rischiano di far “saltare” chi si fida di loro.

Io all'inizio soffro un po' l'andatura più svelta del previsto e, complice anche la prima parte del percorso parecchio ondulata, a volte fatico a tenere il passo senza far salire troppo la frequenza cardiaca. Ma non ho alcuna intenzione di bruciarmi nei primi Km, così ogni tanto succede che gli lasci prendere un po' di distacco nelle salite e mi riaffianchi nelle discese.

Poi, come da copione, circa a metà percorso rallentano, ma a quel punto io decido di continuare a correre costante allo stesso ritmo tenuto finora perché mi seccherebbe troppo fare la seconda metà più lenta della prima.

Peccato che il sole oggi abbia deciso di picchiare proprio duro. Col trascorrere del tempo aumenta anche la temperatura e ad ogni Km mantenere lo stesso ritmo costante mi costa sempre più fatica.

Soprattutto gli ultimi 4-5 Km li soffro più del previsto, colpa del caldo di mezzogiorno che, come al solito, patisco parecchio, nonostante mi fermi a tutti i ristori e spugnaggi per reidratarmi.

I polpacci in particolare alla fine risultano molto stanchi. Continuano ad essere un po' il mio punto debole perché a causa dei problemi di distonia dovuti al Parkinson sono spesso in tensione anche a riposo per cui sono sempre i primi ad accusare la fatica. Speravo che il lavoro estivo in montagna e le sessioni di ripetute in salita li avessero rinforzati, ma stamattina alla fine sono andati ugualmente in sofferenza.

Chiudo in 2:13:01 (4:26/Km), con 156 bpm di frequenza media. Soddisfatto ma anche piuttosto provato; forse ho un po' esagerato, la velocità media finale è decisamente troppo alta per un allenamento. Speriamo che la fatica eccessiva sia dovuta unicamente al caldo, a New York dovrebbe fare molto più fresco!


E poi…

Poi come spesso mi accade al termine delle sessioni più impegnative, appena conclusa la gara si rinnova in me la magia della corsa, in grado ogni volta di farmi rinascere grazie ai suoi effetti benefici.

Tanto il mio corpo è pervaso dalla stanchezza fisica, quanto la mia mente si riscopre improvvisamente leggera, svuotata da ogni ansia, apprensione, preoccupazione, e pervasa da una sconosciuta serenità.

Tutti i problemi che fino a poco fa sembravano schiacciarmi?
Spariti. Volatilizzati.

Le aspettative che sentivo pesare su di me fin quasi ad opprimermi?
Già scrollate via di dosso senza alcuna difficoltà.

Le troppe cose da fare ancora in sospeso?
Tutte assolutamente poco importanti.

La corsa ha il potere di riportarmi all'essenziale, di ricordarmi quali sono le cose che contano e quali invece quelle irrilevanti, di rimettermi “al centro” di me stesso e di farmi in qualche modo riprendere in mano la mia vita.

Tanto che ora ho voglia solamente di tornarmene a casa in fretta per passare una domenica pomeriggio insieme alla mia famiglia. ❤️


Il passaggio nel centro storico di Cesena


Nessun commento: