martedì 1 ottobre 2019

Stop and go (con ridefinizione degli obiettivi)


Un nuovo imprevisto ha rischiato di mandare all'aria la mia preparazione per New York.

Domenica 22 Settembre avevo in tabella un “lunghetto ondulato con variazioni di velocità” (Interval Training). Come ormai si sarà capito, per i miei lunghi domenicali preferisco sfruttare le varie corse (competitive e non) organizzate nei dintorni, fino a distanze raggiungibili da Bologna in giornata.

Questo presenta diversi vantaggi:
  1. si corre in compagnia;
  2. ci sono i ristori e gli "spugnaggi";
  3. il percorso è misurato e segnalato;
  4. si visitano luoghi nuovi e diversi;
  5. in caso di bisogno di assistenza si può contare sull'aiuto degli organizzatori o degli altri podisti (così anche mia moglie è più tranquilla considerato che quando corro non porto mai con me il telefono).

Per l'occasione scelgo di partecipare alla Maratona del Mugello, dove da quest'anno è stata introdotta una nuova distanza intermedia di 24 Km che sembra fare proprio al caso mio.

Già durante il riscaldamento però mi rendo conto che qualcosa non va. Alcune vicissitudini personali vissute negli ultimi giorni mi hanno reso parecchio inquieto e il nervosismo evidentemente non mi è ancora passato del tutto.

Solitamente infatti quando mi preparo per un allenamento o una gara la mia attenzione è tutta rivolta a quello che sto facendo e a ciò che mi aspetta.

Anche il mio stato d'animo e le emozioni che mi attraversano provengono unicamente dal presente o dall'immediato futuro: appagamento per le sensazioni positive che mi trasmette il corpo mentre comincia a scaldarsi; trepidazione in attesa di partecipare ad una gara; apprensione in vista di una sessione particolarmente impegnativa; o anche svogliatezza quando alle cinque del mattino inizio la solita routine di esercizi di riscaldamento.

Questa volta la mente sembra distaccata dal presente e scollegata da ciò che fa il resto del corpo. I miei pensieri vagano senza controllo, fatico a concentrarmi, continuo invece a rimuginare gli eventi recenti e questo si ripercuote anche sul mio livello di tensione fisico.

Quando si comincia a correre forse sono ancora distratto e non mi accorgo dei segnali di stanchezza e di fatica eccessiva che mi mandano le gambe. Così anziché rivedere i miei piani e rallentare saggiamente, mi preoccupo unicamente di portare a termine l'allenamento come programmato.

Del resto, parafrasando il mitico Tuco: “quando si corre si corre, non si perde del tempo”. O, se preferite, come diceva Felice Gimondi: “poche chiacchiere e menare!

Superato il Km 11 però, in un tratto in leggera salita, comincio a sentire dolore nella parte posteriore della coscia sinistra, cioè al bicipite femorale che mi ero già infortunato lo scorso gennaio.

Subito rallento e inizialmente il dolore sembra attenuarsi. Vado avanti un altro Km corricchiando sotto ritmo, ma ecco che il dolore torna fuori più intenso di prima. Rallento ancora, ma questa volta continua ad aumentare, per cui smetto di correre e cammino fino al ristoro successivo dove mi fermo e mi faccio riaccompagnare in macchina fino alla partenza da un addetto dell'organizzazione.


Fine della corsa.


I problemi accusati nello stesso punto ad inizio anno, che mi avevano costretto a due mesi di stop, erano ormai completamente rientrati. Tanto che in tutti i Km corsi da fine aprile (con anche parecchi metri di dislivello in salita e discesa) il muscolo non mi aveva più dato alcun fastidio.

Ma evidentemente non era né la giornata giusta né l'allenamento giusto. Il mio fisico già sotto stress è stato ulteriormente sollecitato nel modo meno opportuno e si è ribellato.

Sia ben chiaro, non intendo trovare delle scuse, né tanto meno incolpare qualcosa o qualcuno: sono solo io che decido se, come e quanto correre, per cui se si cerca un colpevole non c'è bisogno di andare lontano.

Ma io preferisco, in maniera più pragmatica, analizzare obiettivamente le cause del problema in modo da non ricommettere lo stesso errore in futuro:

  • Il principale responsabile è senza dubbio il Parkinson. La corsa mi aiuta a contrastarne gli effetti, ma non va dimenticato che molti suoi sintomi (come tremore, rigidità e contrazioni muscolari a riposo) e in generale tutti gli sforzi aggiuntivi necessari per compensare i disturbi nel movimento, logorano incessantemente muscoli e articolazioni.
    Non è un caso che mi infortuni sempre alla gamba sinistra, cioè nel lato colpito dal mio emi-parkinsonismo.

  • Che si tratti di ripetute, fartlek o di una 10 Km tirata, ormai una cosa mi è chiara: correre a 4'/Km o meno non me lo posso permettere, tanto più se sto preparando una maratona.
    Determinate tipologie di allenamento vanno benissimo per alcuni e sono sbagliate per altri. Io ad esempio non ho mai avuto problemi a infarcire la mie tabelle di lunghi e lunghissimi senza accusare fastidi muscolari e recuperando da una settimana all'altra senza difficoltà. Invece entrambi i miei ultimi due infortuni sono avvenuti mentre stavo "tirando" a quei ritmi, sforzando muscoli probabilmente più adatti e allenati sulle lunghe distanze.
    Tutta esperienza: d'ora in poi durante la preparazione di una maratona solo ripetute, al più, a “ritmo mezza maratona”.

  • Altro aspetto da non sottovalutare: stavo aumentando il carico di lavoro e l'infortunio è arrivato proprio al termine della prima settimana in cui ero passato da quattro a cinque uscite settimanali.

  • Ho già accennato al fatto che anche il mio stato d'animo era inadeguato a causa di alcune agitazioni dei giorni precedenti.

  • Non ultimo – e conseguenza dei quattro punti precedenti – lo scarso riposo.
    È da parecchio che mi riprometto di scrivere un post sull'importanza del riposo, sui benefici che comporta sia nei confronti della malattia, che in funzione della preparazione fisica, e sulla necessità di compensare un aumento dello stress fisico con un maggiore recupero.
    Ma riuscire a riposare in maniera adeguata è più complesso di quanto si immagini, tanto più se si è malati di Parkinson e si segue una terapia farmacologica che può provocare disturbi nel sonno.
    Spesso si fa fatica ad addormentarsi e anche durante la notte bisogna fare i conti con altri problemi: difficoltà a girarsi nel letto, crampi ai polpacci e violente scosse di tremore alla gamba sinistra sono per me la normalità.

Questa volta però io stesso mi sono stupito di quanto sia riuscito a prenderla con filosofia, anche quando ero convinto che si trattasse di qualcosa di grave (strappo o stiramento) che avrebbe pregiudicato ogni possibilità di correre la maratona di New York in maniera decente. Probabilmente ormai ci ho fatto il callo ai colpi bassi del destino!

Fortunatamente invece a distanza di una settimana il problema si è rivelato molto meno grave di quanto sembrasse inizialmente. Ecco la cronaca degli ultimi sette giorni:

Lunedì 23: riposo. Il dolore è ancora forte, zoppico anche a camminare.

Martedì 24: inizio a lavorarmi il muscolo con trattamenti di calore e massaggi. Sembrano alleviarmi un po' il dolore.

Mercoledì 25: il dolore è già diminuito. La sera faccio l'ecografia. Responso: nessuna lesione muscolare. Visti i sintomi il medico ipotizza che si tratti solamente di una forte contrattura.

Giovedì 26 e Venerdì 27: il dolore continua a diminuire sensibilmente fin quasi a scomparire del tutto. Insisto col calore, i massaggi, la cyclette e con esercizi di stretching dinamico (con cautela).

Sabato 28: ci cammino sopra qualche Km. Non sento più alcun dolore.

Domenica 29: innanzitutto cerco di non deprimermi mentre tutti i miei amici vanno in trasferta a Ferrara per la 30 Km alla quale ero già iscritto anch'io. Intanto faccio un primo test in piano alternando per tre volte 5 minuti di camminata, 10 minuti di corsa lenta (jogging) ed esercizi di allungamento dinamico.

La risposta è più che positiva, nessun dolore percepito. Il muscolo sembra reggere!

I prossimi giorni conto di riprendere poco alla volta a corricchiare lentamente a ritmo costante. Poi se i test continueranno ad essere positivi aumenterò gradualmente il carico e cercherò in qualche maniera di salvare la preparazione interrotta a metà.

Intanto a causa dell'infortunio ho necessariamente rivisto i miei piani riguardo a ritmo gara, tempo finale, ecc…: il nuovo obiettivo sarà godersela il più possibile, che – fra l'altro – a New York non è neanche una cattiva idea.

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