lunedì 11 marzo 2019

Crisi d'astinenza


Questa volta me la sono cercata.

Dopo aver completato con successo la mia prima maratona a Novembre, e dopo aver ottenuto un nuovo PB sulla “mezza” a Dicembre, avevo deciso di dedicarmi nei primi mesi del 2019 all'ultimo (almeno per il momento) obiettivo che mi è rimasto da conquistare fra quelli che mi ero prefissato, ossia correre 10 Km in meno di 40 minuti.

Per riuscirci ho bruscamente modificato la tipologia dei miei allenamenti introducendo ripetute brevi tirate e aumentando la velocità delle ripetute medie (1-2 Km) e in generale di ogni uscita.

Il problema è stato che – venendo da mesi di allenamenti specifici per la maratona – le mie gambe erano abituate ad un lavoro di tipo prettamente aerobico, erano cioè ricche di fibre muscolari “lente”, perfette per le corse lunghe di endurance. Il cambio di ritmo andava fatto in modo graduale per dargli il tempo di adattarsi e trasformarsi in maniera meno traumatica.

Io invece ho cominciato subito a spingere di brutto per far risalire la frequenza cardiaca massima ai livelli che raggiungevo prima di iniziare la preparazione per la maratona, in modo da riabituare i miei muscoli a lavorare in maniera anaerobica e poter aumentare la velocità media sostenibile per 10 Km.

Il 6 di Gennaio primo test: una competitiva di 10 Km tirata alla morte con l'idea di cavarsi il dente subito e non pensarci più. Risultato: 40'11", attacco ai 40' fallito e una fatica sovrumana dal primo all'ultimo Km. Mai sofferto così tanto, nemmeno alla maratona.

Ho notato fra l'altro che viaggiando a un'andatura di circa 4'05"/Km, anche sui 21 Km, non patisco in maniera eccessiva. Mentre se scendo a 4'00"/Km o meno, vado subito in affanno, e mantenere il ritmo anche solo per 10 Km diventa veramente dura.

Probabilmente perché per me significa appunto oltrepassare la soglia anaerobica dove è richiesto un diverso utilizzo dell'energia al quale i miei muscoli sono disabituati.

Proprio il giorno della befana ho sentito per la prima volta un dolorino nella zona degli ischiocrurali, la parte posteriore della coscia sinistra, che sul momento mi aveva messo in stato di allerta. Poi nei giorni successivi sembrava fortunatamente rientrato.

A metà Gennaio ho avuto la brillante idea di aggiungere al programma anche un paio di collinari. Un po' perché le salite accrescono la forza muscolare e la potenza di spinta delle gambe; ma soprattutto perché mi piacciono, anche se so bene che non me li potrei permettere a causa della fragilità dei miei tendini (per i noti problemi di distonia).

Ho chiuso il primo mese dell'anno con già oltre 200 Km nelle gambe, e intanto il dolore alla parte posteriore della gamba sinistra, dal gluteo alla coscia, rispuntava fuori puntuale ogni volta che aumentavo l'intensità delle uscite.

Non sembrava peggiorare però, e non era nemmeno un dolore che impedisse di correre, più che altro un fastidio.

Per cui, anziché scegliere la strada della cautela e rivedere in maniera precauzionale i miei piani, sono andato avanti con la tabella di lavoro sulla velocità, puntando a un paio di gare da 10 Km a Marzo che mi ero segnato in calendario.

Ho quindi insistito con le sedute di ripetute veloci, senza peraltro registrare i progressi sperati, e anzi faticando enormemente ogni volta per convincere il mio corpo a correre a ritmi per i quali evidentemente non era pronto.

E infatti si è ribellato.

Il dolore agli ischiocrurali è aumentato; a quel punto non potendo più ignorarlo, ho calato intensità, volume e frequenza degli allenamenti, in pratica facendo solo uscite di corsa lenta, nella speranza che il problema rientrasse senza costringermi a fermarmi del tutto.

Però quando si corre sentendo anche solo un leggero fastidio persistente, istintivamente si aggiusta la postura del corpo in maniera innaturale: per sforzare meno la parte dolorante si spinge utilizzando altri muscoli, finendo per sollecitarli troppo e in modo scorretto e peggiorando ulteriormente la situazione.

Così il dolore si è diffuso piuttosto intensamente anche al muscolo piriforme (nel gluteo) e ora mi ritrovo nuovamente fermo ai box, con tutta la parte posteriore sinistra, dal gluteo alla coscia, dolorante.



Ennesimo infortunio dunque. Addio 10 Km, addio programmazione, addio progetti a breve-medio termine, addio corse, addio allo stato di forma faticosamente raggiunto.

Riposo, fisioterapia, massaggi e soprattutto tanta pazienza, perché quando presto o tardi potrò tornare a correre dovrò ricominciare un'altra volta praticamente da capo.

Ma del resto non posso prendermela con nessun altro se non con me stesso.

L'aspetto peggiore è che – come ogni volta che sono costretto a smettere di correre – ho avuto un aumento repentino di tutti i sintomi del Parkinson che finora ero riuscito a tenere a bada grazie alla passione per la corsa.

L'infortunio alla gamba non è grave – dovrebbe trattarsi di contratture – ma il crollo psicofisico è stato netto: rigidità, lentezza nei movimenti, fatica ad alzarsi, spossatezza, carenza di energie, disturbi del sonno. La sera spesso sono completamente KO. Per la prima volta mi sento in difficoltà, mi sembra di non riuscire a contrastare i sintomi e a reagire alla malattia.

Poi ovviamente quando hai una passione alla quale ti dedichi con tutto te stesso, con massimo impegno e totale dedizione, spendendoci tutto il tempo che hai a disposizione e lasciando che assorba ogni tua energia, perché sai che ha il potere di mantenerti “sano”, che ti libera dall'ansia e dallo stress, riempie le tue giornate impedendoti di scivolare nella depressione, e più la coltivi più ti ripaga in soddisfazioni e benessere psicofisico, quando improvvisamente ti viene a mancare tutto ciò e non hai più nulla a cui aggrapparti, ti ritrovi come minimo un po' spaesato.

Questa volta non ero preparato ad affrontare una crisi di astinenza: tutti i miei interessi ultimamente ruotavano attorno alla corsa, i miei progetti, le mie letture, i social network, ecc… Non potendo andare più a correre ho cancellato tutto e non è stato facile superare lo shock momentaneo.

Il Parkinson, è risaputo, oltre ai problemi motori, riserva altre pregevoli seccature, come ad esempio disturbi dell'umore, tipo tendenza all'apatia, all'isolamento e alla depressione.

Io ho trovato nella corsa un'attività stimolante che riempie le mie giornate mantenendomi attivo fisicamente, impegnato e coinvolto mentalmente. Uno scudo che mi aiuta a difendermi non solo dalla perdita di controllo del corpo, ma anche da questo tipo di disturbi.

Privato della mia arma preferita mi sono ritrovato improvvisamente indifeso e ho accusato il colpo.

Ma fortunatamente non sono abituato ad arrendermi alle difficoltà e, mentre attendo pazientemente che passi anche questa tempesta, ho ritrovato dentro di me la forza per reagire e riprendere il controllo. Mi sono rimesso al lavoro per ritrovare l'armonia perduta e ho iniziato la lenta risalita verso una nuova guarigione.

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