sabato 30 marzo 2019

Un sogno chiamato New York City Marathon


Nell'elenco delle “gare da correre almeno una volta nella vita” di ogni runner del mondo, un posto privilegiato spetta indubbiamente alla Maratona di New York.

Sarà per il fascino unico e universale della Grande Mela. Sarà per l'importanza e la fama di cui gode a livello mondiale questa manifestazione in grado di bloccare ogni anno la città più popolosa e più frenetica degli Stati Uniti. Sarà per l'emozione trasmessa dal tifo incessante proveniente dalle migliaia di spettatori assiepati lungo tutto il percorso. O sarà forse per il sogno di far parte della marea umana di oltre 50.000 corridori che una volta all'anno si riversa sulle strade e sui ponti della “città che non dorme mai”.

Oppure semplicemente perché “New York è New York” e per chi corre – ma non solo – è l'occasione unica e imperdibile di avere la città ai propri piedi, di assaporarne pienamente l'atmosfera, di calpestare quelle strade e di ammirare quegli scorci visti e rivisti da ogni angolatura finora soltanto alla televisione in centinaia di film, serie TV e quant'altro.

Difficile resistere al suo richiamo, e anche chi inizialmente la snobba finisce per rimanere sedotto dal suo innegabile appeal.

Per quanto mi riguarda non faccio eccezione. Penso che New York City sia un gran bel posto per correre e il fatto che l'intera città venga messa a disposizione per permettere di gareggiare attraverso tutti i cinque borough, fa sì che la magia di New York si trasmetta immutata alla sua maratona, rendendo questa corsa un evento unico al mondo.

Ogni anno, la prima domenica di Novembre è per me un appuntamento televisivo imperdibile. Ma se fino a qualche anno fa pensavo che non fosse roba per me, e che sarebbe rimasto semplicemente un sogno lontano come tanti altri, negli ultimi tempi è cresciuto in me il desiderio concreto di prenderne parte e la consapevolezza di poterlo fare.

Ma non mi sarei mai aspettato che improvvisamente si presentasse l'opportunità di farlo subito, già da quest'anno.

E invece, grazie all'iniziativa del vulcanico Stefano Ghidotti, mi è stata offerta la possibilità di correre la Maratona di New York nel 2019.

Stefano, oltre ad essere un amico, è anche un ammirevole triatleta parkinsoniano, e con la sua associazione “PARKINSON & SPORT” rappresenta un esempio positivo per tante persone colpite dalla malattia.

Ammirevole, dal mio punto di vista, perché nonostante la malattia riesce a trovare le energie non solo per allenarsi, ma anche per diffondere il suo messaggio di attenzione e sensibilizzazione sul tema – che come sapete mi sta particolarmente a cuore – del legame fra sport e Parkinson.

Stefano è sempre impegnato in maniera instancabile nel mantenere contatti con altre associazioni, organizzare eventi, intervenire pubblicamente a manifestazioni sportive e altre innumerevoli iniziative.

E proprio in una di queste occasioni è entrato in contatto con la società di management sportivo Rosa & Associati, diretta dal celebre Dr. Gabriele Rosa.

Gabriele Rosa, alias Mister Maratona, è semplicemente il coach di maggiore successo della storia dell'atletica mondiale. Dopo una lunga e inimitabile carriera ricca di trionfi e medaglie per i suoi atleti, da una decina d'anni dedica la sua esperienza ad un particolare progetto a sfondo sociale: portare a correre la Maratona di New York persone colpite da diversi tipi di malattie invalidanti:


Nel 2017 durante la preparazione per la Maratona di
New York con ragazzi affetti da Sindrome di Down 


Il progetto sul Parkinson è appena nato, e al momento è ancora in fase di definizione, ma è praticamente sicuro che verrà portato avanti fino in fondo, com'è già successo negli anni passati con altre malattie, grazie al lavoro e alla passione del Dr. Rosa.

Per cui rimanete in contatto, su queste pagine o sul blog Parkinson e Triathlon di Stefano, per seguire gli aggiornamenti dell'iniziativa ed eventualmente contribuire alla realizzazione di questo piccolo grande sogno chiamato New York City Marathon.



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