lunedì 22 aprile 2019

Il runner parkinsoniano è più felice?


Il Parkinson è una patologia neurodegenerativa caratterizzata dalla morte progressiva dei neuroni che producono dopamina, un neurotrasmettitore la cui funzione più nota è il controllo del movimento.

I sintomi maggiormente riconoscibili della malattia di Parkinson sono pertanto di tipo motorio: lentezza nei movimenti, tremore a riposo, perdita di equilibrio, ecc….

Non vengono invece sottolineati mai abbastanza i sintomi non motori del Parkinson, che spesso sono quelli che contribuiscono maggiormente al peggioramento della qualità della vita dei Parkinsoniani.

La dopamina infatti ha un ruolo rilevante anche in diversi processi cerebrali fra i quali i più importanti – e delicati – sono il controllo dell'umore, la capacità decisionale e di pianificazione, e soprattutto il meccanismo della “ricompensa sotto forma di piacere”.

Come funziona?

In pratica quando compiamo attività o viviamo situazioni che vengono riconosciute dal nostro cervello come vantaggiose, viene rilasciata come “ricompensa” una dose di dopamina che produce una sensazione di piacere, sotto forma ad esempio di senso di appagamento e di benessere psicofisico. Questo ci porterà a ripetere in futuro tale comportamento favorevole per noi stessi.

Se non c'è dopamina a disposizione a causa della scomparsa dei neuroni che la producono, il meccanismo si rompe. Vengono così a mancare le motivazioni e diventa difficile trovare stimoli e provare soddisfazione per ciò che si fa, col rischio di scivolare nella depressione.

Altri sintomi abbastanza diffusi legati ad un deficit di dopamina in queste strutture sono ad esempio l'apatia (mancanza di interessi), ansia ed irrequietezza, perdita di energia psicofisica e sensazione costante di spossatezza, ecc….


La corsa


Cesare Picco, runner e psicologo autore del libro Stress & performance atletica ha pubblicato la settimana scorsa su The Running Pitt (blog di podismo amatoriale) un interessante articolo sul rapporto tra dopamina e corsa nel quale si tenta di far chiarezza sull'argomento.

Il concetto esposto è il seguente:

Dopo una corsa i livelli di dopamina sono più alti, per cui l'attività aerobica è in grado di stimolarne la produzione. Di conseguenza, correre può migliorare sensibilmente il tono dell'umore e far sperimentare gratificazione, benessere e felicità. La corsa potrebbe dunque essere utilizzata come un potente antidepressivo.

Attenzione però – dice giustamente Picco – si tratta esclusivamente di uno strumento per curare i sintomi, non le cause del problema. Se si smette di correre, dopo poco tempo cessa anche la sensazione di benessere e si ritorna allo stato di partenza.

L'articolo ricorda inoltre in maniera esaustiva tutti gli altri benefici a livello psicofisico indotti dalla corsa, che sono invece a carattere duraturo e persistente. Per cui a me non rimane altro che riportare la mia esperienza di runner parkinsoniano sull'argomento:


Appassionatevi!


Più volte ho sottolineato i benefici oggettivi che la corsa produce non solo sul mio fisico, ma anche sul mio umore. E come ho scritto anche recentemente in occasione dell'ultimo infortunio subito, quando non posso correre, oltre a dover fronteggiare un sensibile peggioramento dei sintomi motori, rischio seriamente di deprimermi; senza lo stimolo della corsa fatico a trovare la spinta e tendo a demoralizzarmi.

Penso che ciò sia dovuto al fatto che io per la corsa ormai nutro una vera e propria passione, in crescita costante, tanto da diventare il mio principale interesse nonché uno scopo per il quale riesco a trovare gli stimoli giusti per scuotermi dall'apatia.

Per combattere la tendenza alla depressione dovuta alla carenza di dopamina la cosa migliore che si possa fare è trovare una passione (o anche più di una naturalmente). Qualcosa che sia in grado di emozionarci e gratificarci.

Coltivarla, farla crescere, dedicarcisi con impegno e anche con sacrificio se necessario. Perché non solo ne vale la pena, ma – per la mia esperienza – è un lavoro indispensabile per riuscire ad andare avanti. (Ho sempre trovato indicativo il fatto che in italiano la parola “passione” può significare sia “interesse” e “dedizione”, sia “tormento” e “sofferenza”).

Per me tutto ciò è rappresentato dalla corsa, e mi ritengo fortunato ad aver scoperto questa passione, anche con tutti i problemi che mi sta dando ultimamente.

Ma, per quel che ne so io, va bene qualsiasi tipo di interesse, non necessariamente un'attività fisica. Purché naturalmente sia qualcosa che ci piace fare, ci stimoli, ci appassioni, e magari che sia in grado di gratificarci con piccole ricompense, che nel mio caso sono rappresentate ad esempio da miglioramenti nelle prestazioni.


Run Tune Up 2017


Verona Marathon 2018


Cortina Dobbiaco Run 2018


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