giovedì 31 dicembre 2020

Cinque cose belle


Come forse i lettori più attenti avranno notato, spesso all'interno dei miei articoli mi piace utilizzare brevi elenchi composti da cinque voci, un po' in stile Nick Hornby, anche se in verità le sue erano più delle classifiche dal quinto al primo posto, mentre le mie sono semplici liste composte da cinque punti.

Anche al di fuori del blog negli ultimi anni ho stilato tanti piccoli elenchi sui più svariati argomenti, e mi piace che siano sempre cinque punti distinti, tanto che a volte spezzo un elemento in due o unisco insieme voci diverse per far tornare i conti. (In verità anche gli elenchi con dieci punti sono altrettanto belli ma il più delle volte è difficile arrivare a dieci voci su un singolo argomento e poi si rischia di diventare noiosi per cui cinque va bene).

Così anche quest'anno ho deciso di chiudere con cinque riflessioni sul mio 2020, sempre ovviamente senza uscire dal tema del blog, ossia “Corsa e Parkinson”.

Rileggendo i post pubblicati negli ultimi dodici mesi mi sono accorto però di essere diventato davvero troppo lamentoso!

E la muscolatura che diventa sempre più rigida, e la degenerazione neuronale che continua imperterrita a degenerare, il mal di schiena che continua a farmi male, la fatica di correre che diventa sempre più… faticosa!

Basta con le lagne e i piagnistei, non se ne può più!

È ora di tornare a volgere lo sguardo verso quanto di bello e positivo mi è stato regalato o sono riuscito ad ottenere con le mie forze. Mica vorremo andare avanti a rimpianti e vittimismo? Non mi pare molto utile, né particolarmente divertente.

Per cui, senza ulteriori indugi, ecco le cinque principali “cose belle” su corsa e Parkinson che mi porto dietro da questo 2020:

  • Nonostante il lock-down, l'ernia lombo-sacrale e il Parkinson, ho corso dal primo gennaio ad oggi un totale di 2841 Km (registrati su Strava, in verità sono di più).
    Ad inizio anno mi ero posto l'obiettivo dei 3000 Km, non è stato possibile raggiungerlo ma – tanti o pochi che siano – ho comunque conseguito un nuovo record personale di chilometraggio annuo totale e sono contento di averlo fatto proprio quest'anno.
    Per riuscirci, fra le altre cose, ho dovuto modificare la mia routine pre-allenamento ed ho imparato a seguire con cura maniacale un lungo “rituale” di preparazione e riscaldamento prima di ogni uscita.

  • A partire dalla Bologna Marathon del primo marzo (alla quale ero iscritto) tutte le maratone del 2020 sono state cancellate, ma io una maratona l'ho corsa comunque: la Boston Virtual Marathon! Che sarà anche stata virtuale ma comunque io 42 Km li ho corsi tutti con le mie gambe, ed è stata una gran bella esperienza.
    La storica medaglia con l'unicorno della 124ma Boston Marathon me la sono guadagnata e questo non potrà togliermelo nessuno.


    Da segnalare anche, a giugno, la Maratona Virtuale di Bologna, sempre 42 Km spalmati però su tre giorni consecutivi.

  • Per poter andare avanti a macinare chilometri senza danneggiare ulteriormente la schiena, a 45 anni ho modificato la mia tecnica di corsa riuscendo finalmente ad adottare uno stile più appropriato: ho aumentato la cadenza, ho corretto la postura e spostato il baricentro in avanti; è cambiato anche l'appoggio del piede e il modo con cui “spingo” sul terreno. Questo fra l'altro oltre a ridurre il dolore dovrebbe garantirmi una maggiore economia di corsa e contribuire a preservarmi da altri infortuni.
    Ho fatto tutto da solo e non è stato facile. C'erano giorni in cui cominciavo a correre in un modo e finivo in un altro, oppure mescolavo diversi stili insieme in maniera confusionaria. A volte non capivo più come dovevo fare e mi sembrava di non essere più capace di correre.
    Con l'occasione inoltre, per facilitare l'adozione di uno stile di corsa più “barefoot”, ho completato con successo la transizione a modelli di scarpe zero-drop. Questa volta ho proceduto in maniera graduale, al contrario del tentativo abortito del 2018 che mi costò un'infiammazione al tendine d'Achille. Ho dato tempo ai polpacci di irrobustirsi così da alleggerire i tendini dal compito di ammortizzare l'impatto col terreno e di sostenere il peso del corpo che ora non appoggia più bruscamente sui talloni.
    Questi i modelli di scarpe utilizzati nel processo:
    • Hoka Rincon (ho provato anche le Clifton ma mi distruggevano le dita).
    • Saucony Kinvara 11 (tre paia).
    • Topo Athletic Fli-lyte 2 (un po' troppo secche per la mia schiena).
    • Altra Torin Plush 4.5 con le quali finalmente ho trovato la quadra, nel senso che anche nelle uscite lunghe non mi fanno male alle dita dei piedi (altro mio annoso problema), proteggono la schiena (grazie all'ammortizzazione distribuita uniformemente su tutta la pianta) e sono comunque leggere come piace a me.
    • In mezzo ho testato (comprato, provato e reso indietro) a più riprese una marea di altri modelli di ogni tipo, genere, marca.



  • Volente o nolente, finalmente ho imparato (o mi sono rassegnato) a rallentare. La stragrande maggioranza dei chilometri percorsi quest'anno sono stati di corsa lenta, in piano, su asfalto. Questo è dovuto solo in parte all'assenza di gare e ai problemi alla schiena (che mi impedisce di spingere più di tanto).
    Mettiamola così: visto che non mi decidevo a dare ascolto al mio corpo che mi chiedeva di rallentare, ci ha pensato il Parkinson a costringermi a farlo. Ora il più delle volte (non sempre) riesco a permettermi di correre senza far caso al tempo, alla velocità, al cronometro. Posso così concentrarmi maggiormente sulle sensazioni fisiche e modificare la mia andatura di conseguenza. Per me è un grande successo.

  • Ma la notizia migliore è senza dubbio questa: ho il Parkinson da più di dieci anni, l'aumento dei sintomi mi suggerisce che probabilmente ho già superato il primo stadio della malattia, la dopamina a disposizione è sempre più scarsa, ma sono sempre qui a raccontarvi delle mie corse.
    Per cui non solo posso ancora affermare con convinzione che “correre col Parkinson si può” ma mi sento anche di aggiungere che svolgere attività fisica in maniera costante continua a giovare alla mia salute, sia fisica che mentale.

Alla fine impegnarmi a redigere un elenco degli aspetti positivi è stato semplicemente un modo per rivalutare il presente e nutrire un po' la mia autostima. Inoltre è un aiuto per mantenermi mentalmente saldo nonostante il progressivo aumento delle difficoltà.

Per il 2021 invece piuttosto che fare i soliti buoni propositi voglio esprimere un solo desiderio: avere di nuovo la possibilità e le energie per tornare a correre una maratona e poter rivivere le straordinarie esperienze del 2018 e del 2019.

Nell'attesa buon anno nuovo a tutti e mi raccomando…

Stay strong! 😉