venerdì 25 settembre 2020

La mia Boston Virtual Marathon Experience


La Boston Virtual Marathon di domenica 13 settembre è stata una delle imprese più singolari che abbia mai compiuto.

In generale penso che le gare virtuali – che negli ultimi mesi hanno inevitabilmente sostituito gli eventi podistici su strada – siano manifestazioni difficili non solo da inquadrare, ma anche da interpretare correttamente, tanto più se si tratta di una Virtual Marathon.

Perché, virtuale o no, correre una maratona richiede comunque impegno, perseveranza e sacrifici, oltre ad un grande investimento di tempo e di energie, e non è facile trovare le giuste motivazioni per dedicarcisi nella maniera adeguata.

La preparazione specifica (con tanto di tabella, lunghissimi, scarico finale, ecc…) ovviamente la fai, ma spesso senza troppa convinzione, perché in fondo si tratta di una virtual, non è una competizione vera e propria, corri per i fatti tuoi, spesso non c'è nemmeno una classifica finale, e anche se c'è di fatto non conta nulla.

Del resto non la si può nemmeno derubricare al grado di semplice “allenamento lungo” non essendo finalizzata alla preparazione di altre gare (che non ci sono) e io non mi sognerei mai di spararmi, senza alcun motivo, un lunghissimo di 42 Km che al mio livello attuale di forma fisica porta più danni che benefici.

Quindi se volevo guadagnarmi lo stato di finisher i 42 Km bisognava che riuscissi a correrli. Certo potevo anche trascinarmi per 6-7 ore alternando jogging e camminata, ma per me non avrebbe avuto alcun senso, un po' perché se decido di fare una cosa mi piace farla per bene, ma soprattutto perché non me la sarei goduta per niente e alla fine penso che ne sarei anche uscito mentalmente molto più stanco.

Tutto il lavoro svolto nei mesi precedenti è servito proprio a questo: darmi la possibilità di correrla come piace a me, ossia ad un ritmo “accettabile”, rispettando l'impegno e la dignità dell'evento, e riuscire a gustarmela senza soffrire in maniera esagerata.


Dunque domenica 13 settembre, poco dopo le 7 di mattina, sul fondovalle del fiume Savena, circa 24 Km a sud di Bologna, con una temperatura dell'aria di 13°C, io e il mio amico Federico – addetto al supporto bici – ci apprestiamo a dare il via a questa “sgambatina” di 42 Km e 195 metri:



È risultato fondamentale correre tutto il tempo affiancato da Fede, che dalla bici mi passava le borracce con acqua e sali, i gel e la spugna. Dal punto di vista logistico l'organizzazione è stata molto più semplice e in ogni momento potevo avere a portata di mano ciò di cui avevo bisogno.

I primi due terzi del percorso erano anche in leggera discesa e tra una chiacchiera e un'altra sono trascorsi piacevolmente, senza alcun imprevisto, in poco meno di due ore e mezza, al ritmo medio di 5:20/Km, con una frequenza cardiaca media sotto i 135 bpm.


Giardino Corrado Alvaro


Via Longo


Al Km 27 inoltre mi aspettava un altro amico, Gabriele, per correre insieme gli ultimi 15 Km.

Gabriele oltre a farmi da lepre (cioè aiutarmi a tenere il ritmo nel tratto più difficile), ha potuto sfoggiare una sua dote che si è rivelata particolarmente preziosa: una gran “chiacchiera”. Un chilometro dopo l'altro, con la sua abilità di far oscillare costantemente insieme alle gambe anche le corde vocali, mi teneva la mente impegnata distraendomi dalla fatica.


Correndo insieme a Gabriele…


… c'è la radio sempre accesa! 😀


Perché, com'è risaputo, la maratona inizia solamente dopo il trentesimo chilometro. In più, nonostante non fossero neanche le undici, faceva già parecchio caldo (molto più del previsto) a causa anche del fatto che gli ultimi 8 Km di strada erano tutti esposti al sole che già picchiava forte. E io quando corro il caldo proprio non lo sopporto. Per cui decisamente cominciavo ad essere “un po' stanchino” [cit.].

Non che mi dispiacesse in verità. La sofferenza nei chilometri finali è un aspetto imprescindibile della maratona ed averla ritrovata ha reso l'esperienza più autentica e per me anche più affascinante. Come se stessi correndo una gara vera, ho accolto il sopraggiungere della fatica come la visita di una cara amica che non rivedevo da tempo.

Intanto fortunatamente Gabriele non accennava a spegnersi e continuava a coinvolgermi nei suoi discorsi, anche se in verità ormai io mi limitavo ad annuire, mentre Fede ci seguiva in bici sghignazzando.

Dopo aver attraversato la zona est di Bologna da sud a nord ed esserci lasciati la città alle spalle, arriviamo infine a Granarolo Emilia (che non sarà Boston ma nel suo piccolo…).

Manca poco ormai per cui stringo i denti e tengo il ritmo fino all'ultimo chilometro quando, istigato da Gabriele, aumento un po' l'andatura, sempre per rendere l'esperienza il più fedele possibile ad una gara reale.

E proprio come in ogni gara che si rispetti, il momento più emozionante è stato senza dubbio l'arrivo.

Nel punto stabilito ufficialmente come traguardo c'erano infatti moglie e figlia che mi aspettavano reggendo il nastro del vincitore:



Sempre stato il mio sogno!


Alla fine devo riconoscere che me la sono proprio goduta, dall'inizio alla fine. È stato bello correrla tutta in compagnia di un vecchio amico e ho apprezzato sia i primi 30-35 Km corsi in maniera leggera quasi senza far fatica, sia gli ultimi chilometri, che invece me li sono sudati uno dopo l'altro e mi hanno permesso di onorare la maratona come merita. E questo – come detto – ha reso l'esperienza più intensa e profonda.

Ovviamente NON è stato come correrne una vera, ma anche se vissuta con questo spirito più rilassato, senza un obiettivo di risultato finale preciso, il fascino unico della maratona ancora una volta è riuscito a stregarmi.

Qui la mia corsa registrata col Garmin.

Le gambe alla fine erano decisamente stanche, ho evidentemente pagato una preparazione appena sufficiente. Però poi inaspettatamente ho recuperato molto velocemente, tanto che ho chiuso la settimana successiva con altri 40 km in tre uscite, incluso un medio ed un fartlek.

Ma la notizia migliore è che, nonostante tutte le difficoltà attraverso cui sono passato negli ultimi mesi, sono ancora in grado di correre per 42 Km e per quasi 4 ore in maniera continuativa.

Ora attendo con trepidazione che mi arrivi la mia medaglia con l'unicorno. Me la sono guadagnata!


Nessun commento: