lunedì 8 ottobre 2018

#road2verona - 4. Motivazione, Disciplina e Perseveranza

Cinque e un quarto di mattina.
Sono dolcemente rannicchiato sotto le coperte nel mio consueto stato di dormiveglia mattutino.
Fuori è ancora buio pesto, ci saranno sì e no dieci gradi, conditi da una leggera pioggerellina autunnale.
Mi devo alzare.
La tentazione di girarsi dall'altra parte e lasciarmi cullare dal sonno è forte. Ma non me lo posso permettere.

Il Parkinson ieri sera mi ha dato parecchia noia, e anche durante la notte ogni volta che provavo a girarmi nel letto venivo colto da rigidità e scosse di tremore improvvise.
Devo aver fatto confusione ieri con la terapia, forse ho saltato una presa senza accorgermene. O forse lo stress causato da una scadenza impellente al lavoro ha scombussolato un po' il mio equilibrio.

In silenzio abbandono il tepore delle coperte e provo a drizzarmi in piedi.
Subito le dita del piede sinistro si irrigidiscono. È normale. Ci vorrà almeno mezz'ora prima che riesca a scioglierle.
Faccio qualche passo nel buio e sento le gambe protestare sonoramente. Sembrano dirmi: "non starai pensando di andare a correre anche oggi, VERO?" È in corso una specie di ribellione…

Zoppicando un po' trascino i piedi fino in bagno per prendere la levodopa che mi consentirà – fra un'ora – di correre. Nel frattempo cercherò di svegliarmi, di far ragionare le gambe, e inizierò il riscaldamento.
Mi infilo gli indumenti da running preparati la sera prima, allaccio le scarpette con la solita cura, e provo a sgranchirmi.
Il cane mi guarda strano. Non ci pensa nemmeno ad alzarsi dal cuscino su cui è acciambellato. Il resto della famiglia dorme ancora.

Esco in strada ancora a digiuno. Ha smesso di piovere. L'aria frizzante aiuta a rimuovere la sensazione di legnosità dovuta alla stanchezza accumulata.
La voglia di correre ancora non c'è, ma so che fra un paio di chilometri entrerò a regime, le gambe cominceranno a girare più fluide e leggere, e allora mi peserà meno.
Pronto o non pronto, non c'è tempo per tergiversare. Venti minuti di riscaldamento e poi si parte.

Ancora una volta comincio a macinare i miei chilometri giornalieri, calpestando silenziosamente l'asfalto passo dopo passo, illuminato dalla flebile luce dei lampioni notturni, mentre la città lentamente si sveglia.
Stamattina dovrò farne almeno diciotto per rispettare la tabella di marcia, ma per il momento preferisco non pensarci troppo.

Dopodiché doccia, colazione, e la giornata lavorativa potrà cominciare.


Motivazione. Disciplina. Perseveranza.

Sono arrivato a metà delle mie dodici settimane di preparazione alla maratona e se dovessi dire quali “qualità” si sono rivelate indispensabili finora, queste sono le prime tre che mi vengono in mente.

Indispensabili per non mollare, per portare avanti il piano di allenamenti come da programma, senza scendere a compromessi e senza cercare inutili scorciatoie.

Perché capita spesso, nei giorni di allenamento, di svegliarsi la mattina e pensare “Oh no, oggi proprio non ho voglia di andare a correre, magari salto e vado domani, oppure faccio un po' meno chilometri o un po' meno intensamente, tanto cosa cambia in fondo? Non devo mica rendere conto a qualcuno!”.

Sono proprio i momenti in cui bisogna dar fondo a tutta la propria forza d'animo ed è necessario possedere una buona dose di quelle tre “qualità” per mantenere lo sguardo fisso sull'obbiettivo da raggiungere senza lasciarsi distrarre e senza concedersi false giustificazioni.

Ma prima di iniziare sapevo già che sarebbe stata dura e mi ero mentalmente ben preparato a gestire l'impatto fisico ed emotivo dovuto all'aumento dei carichi di lavoro.

Le mie maggiori preoccupazioni erano: dove trovare il tempo per gli allenamenti senza sacrificare altri aspetti importanti della mia vita, e come avrebbe reagito il mio fisico, già provato dal Parkinson, di fronte all'aumento della spesa energetica, con conseguente innalzamento dei livelli di stress e affaticamento psicofisico.

Per quel che riguarda i tempi, uscendo solo quattro volte a settimana, grazie anche alla comprensione e al supporto della mia famiglia, riesco ad incastrare sia gli allenamenti che i riposi necessari nella normale routine quotidiana.

Per quanto riguarda lo stress psicofisico, finora non ho notato peggioramenti sensibili nei sintomi del Parkinson (rigidità, tremore e lentezza nei movimenti). Certo mi capita più spesso di sentirmi stanco, ma questo penso sia normale per chiunque decida di sottoporsi a una mole di lavoro così importante.

Fondamentale nella pianificazione degli allenamenti è ascoltare sempre i segnali del corpo e saper bilanciare di conseguenza carichi stressanti e sedute più leggere.

Finora mi sembra che il fisico stia rispondendo ottimamente a tutti i diversi stimoli che gli sto proponendo. Sento non solo di star recuperando la forma persa durante il periodo di stop forzato, ma anche di starmi abituando a correre lunghe distanze senza soffrire più di tanto, che è poi il principale obiettivo da raggiungere.

Unica nota stonata: il solito tendine d'Achille destro che, come un bambino capriccioso, si ostina a lamentarsi e a darmi delle preoccupazioni, nonostante gli dedichi ogni giorno attenzioni e cure amorevoli. Ma fortunatamente il fastidio si mantiene stabilmente al di sotto del livello di guardia.

L'aspetto migliore è che ogni giorno in cui posso permettermi di scendere in strada ed allenarmi per correre una maratona mi sento sempre di più un privilegiato, e questa consapevolezza rende ogni sacrificio più leggero e mi consente anche di alzarmi alle cinque e un quarto di mattina e un'ora dopo cominciare a correre nel buio col sorriso sulle labbra.



Nessun commento: