domenica 9 giugno 2019

La maledizione della Cortina Dobbiaco Run


Rieccomi qua.

Ad un anno di distanza torno sul “luogo del delitto” e mi presento al via della CDR 2019 nelle stesse identiche condizioni di 12 mesi fa: appena 30 giorni di allenamenti blandi nelle gambe, frutto di una lenta e faticosa ripresa dopo oltre due mesi di stop.

Dunque con una preparazione per correre la distanza ancora una volta praticamente nulla.

Il prossimo anno col cavolo che mi iscrivo a Gennaio: due volte su due mi sono infortunato subito dopo e ho passato metà primavera fermo ai box a mangiarmi le mani cercando di rimettermi in sesto.

Quest'anno in più ho sofferto anche il caldo, arrivato a tradimento dopo un Maggio con temperature decisamente sotto media, e quindi senza concedere nemmeno la possibilità di acclimatarsi un po' nei giorni precedenti.

Almeno sono riuscito a far tesoro dell'esperienza dello scorso anno: appena ho cominciato ad accusare la fatica (direi a circa 7/8 km dall'arrivo), anziché continuare a spingere in maniera insensata, ho subito rallentato saggiamente, fino a trovare un'andatura che mi consentisse di proseguire senza troppa sofferenza.

Rispetto al 2018 avrò anche impiegato qualche minuto in più, ma almeno sono arrivato al traguardo con ancora qualche goccia di energia in corpo, anche se con le gambe di nuovo decisamente stanche – al limite dei crampi – e parecchio accaldato.

L'idea era quella di godersi il viaggio senza pensare al tempo, ma non è stato per niente facile.

Un po' – come detto – per colpa del caldo rovente che ha rovinato tutti i miei piani.

Ma soprattutto perché quando inizio a correre per me è sempre molto difficile non pormi nessun obiettivo di risultato finale, in particolare se c'è un cronometro e una classifica.

Al primo ristoro inoltre ho fatto un po' di casino con la pastiglia di levodopa che avevo con me, ho perso un sacco di tempo, e mi sono anche un po' innervosito (ma mi è passato subito).

In definitiva, sinceramente, mi è mancata la magia della prima volta.

Me ne sono reso conto dopo circa un'ora che correvo, sentendo che il pensiero dei Km che ancora mi separavano dall'arrivo stava prendendo il posto della curiosità e dell'emozione suscitate dall'esplorazione di quei luoghi incantati.

Verso la fine poi, anche tutte le piacevoli sensazioni che sperimento normalmente quando corro tenendo il ritmo sotto controllo erano sparite. Era rimasto solo il caldo. Correvo sotto il sole contando i Km che mi separavano dal ristoro successivo, dove finalmente mi sarei potuto reidratare.

Finché, giunto ormai in vista di Dobbiaco, per ridare un senso a questa nuova imprevista sfacchinata, decido che è l'occasione giusta per realizzare una piccola impresa che da tanto tempo sognavo di fare.

A poche decine di metri dal traguardo, individuo mia figlia tra il pubblico assiepato dietro le transenne, mi fermo, la sollevo di peso per aiutarla a scavalcare, e mano nella mano corriamo insieme gli ultimi metri.

E sempre insieme transitiamo sotto l'arco d'arrivo sollevando le braccia per la gioia.




Questo è stato senza dubbio il momento più bello della giornata!

Il tempo finale ufficiale è 02:37:02. Mi tornano in mente le mie corse autunnali, ad esempio la 32 Km di Parma, chiusa senza patemi in 2h27', e al traguardo ero ancora fresco, a conferma del fatto che è tutta – sempre e comunque – una questione di allenamento.

Terminata la corsa, dopo aver ripristinato i livelli di liquidi e sali minerali, mentre mi concedo finalmente la soddisfazione per “avercela fatta” anche quest'anno, mi guardo intorno e mi accorgo che oggi il caldo ha fatto parecchie vittime: ci sono corpi stesi sul prato un po' ovunque, chi colto dai crampi, chi addirittura da un malore, e tanto lavoro extra per gli addetti all'assistenza sanitaria, coi barellieri che continuano ad andare avanti e indietro per soccorrere i runner più provati dall'esperienza.

Ormai questa gara rischia di diventare una specie di maledizione per me: riuscirò mai a togliermi la soddisfazione di prepararla come si deve e correrla da “allenato”, prima di diventare troppo vecchio?












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