lunedì 27 novembre 2017

Cinque Fossi Quarantuno Minuti


Grandi aspettative per questa 10 Km domenicale. Soprattutto, devo dire, a causa di questo post, col quale sono riuscito ad elevare ulteriormente la pressione su me stesso. (Non imparerò mai…)

Stamattina insieme alla tensione pre-gara, a darmi il buongiorno ci pensa la pioggia, con un cielo tetro completamente coperto da nuvoloni neri che non lascia presagire alcun miglioramento.

E infatti arrivati a Minerbio va molto peggio: la pioggia assomiglia sempre più ad un temporale, e soprattutto c'è un forte vento gelido che sembra intenzionato a trasformare quella che doveva essere la gara ideale di fine autunno – perfetta per puntare al “tempone” – in un'impresa da veri temerari.

Decisamente non sembra la giornata giusta per tentare di ritoccare il proprio personale, e infatti normalmente non mi verrebbe mai in mente di farlo. In verità sembra più che altro la giornata giusta per starsene a letto sotto il piumone. Ma, come detto, ho preso un impegno con me stesso, per cui vada come vada, non posso certo tirarmi indietro.

Mi cambio, esco sotto l'acqua e inizio il riscaldamento. Piano piano le gambe cominciano a girare a regime, e la voglia di correre, inizialmente davvero sotto i piedi, sale un pochino. Per lo meno mi sembra di stare bene, non sento dolori a muscoli e articolazioni o fastidi particolari. Tranne che sono bagnato fradicio e ho freddo.

Mentre ci stringiamo fitti fitti dietro l'arco della partenza in attesa dello start, con la pioggia battente che non ci dà tregua e col vento a folate che ribalta le transenne laterali, provo a concentrarmi sulla corsa e a scacciare l'ansia da prestazione. Rilasso la mente con lunghi respiri e ritrovo un minimo di carica agonistica.

Ripasso mentalmente anche la strategia di gara, che in verità è molto semplice: trovare in fretta il ritmo che mi sono prefissato (4'05" /Km) e mantenerlo fino alla fine, ricercando la regolarità più precisa possibile nei passaggi ai chilometri.

Partiamo e capisco subito che saranno dieci chilometri mentalmente molto difficili: nel giro di un minuto il respiro è già diventato affannoso e il battito ha già sforato i 170.

Fortunatamente trovo in fretta un gruppetto che corre al mio passo. Lo raggiungo e mi ci inserisco. Mi aiuteranno parecchio a tenere il tempo durante i primi chilometri. (Anche se ho l'impressione di essere quello che sta facendo più fatica di tutti…). 16:16 il parziale al quarto chilometro.

A questo punto però mi sembra che il ritmo del gruppo stia calando e io non me lo posso permettere, per cui, in uno slancio di incoscienza, decido di lasciarmeli alle spalle e vado per la mia strada.

Si rivelerà una decisione quantomeno azzardata e più avanti ne pagherò il prezzo. Ma soprattutto poco furba. Stando in gruppo avevo almeno un minimo di riparo dalle intemperie. Ora davanti e di fianco a me non c'è nessuno, e il vento mi sferza di traverso col suo carico di pioggia mettendo a dura prova la mia resistenza.

Superato il sesto chilometro c'è poi il passaggio dentro il parco del castello, con un tratto di sterrato che si rivela essere nient'altro che una palude di fango nella quale è complicato anche solo stare in piedi, e che riesce definitivamente a farmi perdere il ritmo. (Ma c'era veramente bisogno di passare da lì?)

Tornati sull'asfalto comincio a spremere tutto quello che ho per mantenere il passo. Conto i metri che mi separano dal traguardo, mi sembra di essere già in modalità sprint finale, ma mancano ancora tre chilometri!

Do un'occhiata all'orologio e scopro con sorpresa che sto anche rallentando di brutto. Provo a chiedere di più al mio corpo ma sono già in riserva e più di così non riesco a spingere. Tutto quello che posso fare è provare a limitare i danni.

I passaggi ai chilometri sette, otto e nove a 4:09, 4:10 e 4:12 certificano che sono ufficialmente in crisi e ormai mi sto rassegnando ad un probabile obiettivo mancato.

L'occasione per scuotermi me la dà un runner con una maglietta nera a maniche corte che mi supera a circa un chilometro e mezzo dal traguardo. Eh no! Provo ad accodarmi e tengo duro per non mollarlo, tirando fuori le energie da non so dove.

L'accelerazione mi mette a dura prova ma riesco a rimanergli attaccato, più di testa che di gambe. Questo mi permette di recuperare il ritmo di 4:05 /Km (anche se giurerei di stare andando molto più forte…). Ma ormai ho paura che sia tardi.

All'ultima curva del percorso c'è parcheggiata l'auto col cronometro sul tetto, che al mio passaggio segnala 39:54. Quanto manca all'arrivo? Non lo so, ormai non riesco più a leggere l'orologio, ma girato l'angolo vedo l'arco gonfiabile sballottato dal vento a circa 300 metri di distanza.

Accelero.

Tento addirittura un accenno di sprint finale, ma tutto quello che posso fare è non perdere la scia di maglietta nera – che chiaramente ne ha più di me.

Supero il traguardo, mi precipito a guardare il tempo e scorgo sul display un 40:56 che riesce a strapparmi un sorriso indescrivibile.

Ce l'ho fatta. Non so come, ma è andata. Sono riuscito a centrare l'obiettivo, anche se solo per pochi secondi, anche se con molta più fatica di quel che pensavo.

Alla fine il tempo gara ufficiale è 40:54 (40:49 il tempo reale). Lo so che in assoluto non è poi tutto ‘sto gran risultato, però ho abbassato di un minuto il mio PB e soprattutto era l'obiettivo che mi ero prefissato, ed essere riuscito a portarlo a casa nonostante tutte le oggettive avversità della giornata mi rende alquanto soddisfatto.

Tanto che mi sento addirittura insolitamente orgoglioso di me stesso, e per una volta decido di non smorzare questo sentimento.

Qui la classifica finale.
Verso Minerbio|La Vallazza|Maratonina di Calderara

1 commento:

Nicola Bandiera ha detto...

ciao
bello leggere questo interessante racconto sportivo e bello sapere che hai raggiunto il tuo obiettivo.
Il passaggio al castello è il pezzo forte della nostra corsa, è quello che la caratterizza, poi con il tempo da lupi che c'è stato domenica sicuramente ti avrà fatto perdere qualche secondo
a presto, anzi alla prossima edizione, Nicola