giovedì 12 ottobre 2017

Alimentazione

Premessa:

Il nostro corpo non è un qualcosa che possediamo, né può essere considerato la nostra parte fisica, o come un accessorio in dotazione al nostro essere completo.

Noi non abbiamo un corpo, noi siamo un corpo.

La nostra mente, i pensieri, le emozioni, i sentimenti, sono tutte reazioni chimiche che avvengono all'interno dell'organismo, per cui fanno parte del nostro corpo (cioè di noi stessi), non ne sono separate.

Il corpo cresce e si trasforma (cioè vive), a partire da una base genetica, acquisendo, metabolizzando e rielaborando risorse provenienti dall'esterno attraverso differenti canali. I principali – o meglio gli unici che mi vengono in mente – sono:
  • l'alimentazione
  • la respirazione
  • i sensi
Per cui ritengo che, in un certo senso, si possa dire che noi siamo ciò che mangiamo, respiriamo e sentiamo.


Tutto questo “pippone” l'ho scritto per sottolineare l'importanza dell'alimentazione, non solo per la nostra salute, ma anche perchè il cibo che introduciamo diventa parte di noi e dunque contribuisce a definire chi siamo.

Nel mio caso, per i motivi che spiegherò, è essenziale prestare attenzione a come si mangia, ma la composizione di una dieta ottimale non è semplice, perché deve soddisfare una serie di requisiti fra di loro in parte contrastanti.

Innanzitutto, per quanto detto finora, bisogna partire da un tipo di dieta “sana e bilanciata”. E se questo è valido per chiunque, tanto più posso dire di sperimentare direttamente quanto sia importante per chi ha una salute precaria.

Per mantenere una qualità della vita accettabile per me è indispensabile abbinare all'attività fisica regolare una corretta alimentazione. Da questo punto di vista la dieta mediterranea rappresenta una garanzia.

Poi ci sono le esigenze legate ai problemi specifici introdotti dal Parkinson: serve una dieta che appesantisca il meno possibile, per non impacciare ulteriormente il movimento quotidiano che già risulta rallentato.

Inoltre nei momenti della giornata in cui si assume la levodopa, l'intestino deve essere sgombro per facilitare l'assimilazione del medicinale.

Ma soprattutto vanno limitati i cibi proteici perché, come ho già avuto modo di spiegare, la levodopa utilizza lo stesso meccanismo di trasporto delle proteine, con le quali entra quindi in competizione. Siccome un apporto minimo di proteine è indispensabile, vanno spostate il più possibile nel pasto serale in modo da non contrastare il metabolismo della levodopa.

Infine vanno soddisfatti i bisogni calorici necessari per correre un minimo di 40 Km settimanali. Quindi non si può lesinare coi carboidrati. Ma qualsiasi alimento che contenga carboidrati contiene anche una certa quantità di proteine, a parte la frutta.

In conclusione, se si vogliono conciliare tutti i requisiti, la coperta risulta un po' corta. Per cui, vista la mia inesperienza in materia, mi sono rivolto ad un dietista, con il quale abbiamo raggiunto un buon compromesso che volentieri condivido:

Ecco a voi la dieta del runner parkinsoniano.

Disclaimer|Prevenire gli infortuni|Correre con il Parkinson si può

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