giovedì 14 settembre 2017

Distonia

Il Parkinson è una malattia infida perché non esiste un quadro patologico univoco, ma ogni parkinsoniano ne ha uno differente. C'è molta variabilità nei sintomi, nell'evoluzione col tempo e nella risposta ai farmaci, sia all'esordio che durante il decorso. Anche i neurologi nella scelta della terapia procedono per tentativi e correzioni successive, cercando il compromesso ideale tra il controllo dei sintomi e gli effetti collaterali, con la speranza di garantire la migliore qualità della vita possibile.

Al momento il mio deficit è unilaterale (emiparkinsonismo), cioè interessa solo un lato del corpo, il sinistro. Fra i vari sintomi che lo caratterizzano, l'ostacolo principale per la corsa è la distonia, ossia la contrazione prolungata involontaria della muscolatura, in particolare del piede e della parte inferiore della gamba sinistra.

In pratica il piede si irrigidisce e mi impedisce di correre; se insisto finisco per zoppicare trascinando la gamba. Per questo motivo non posso correre, se non assumendo la levodopa.

La levodopa è il composto principale per alleviare i sintomi del Parkinson. Si tratta di una sostanza in grado di raggiungere il cervello dove viene trasformata in dopamina, che invece, se assunta direttamente, non supererebbe la barriera ematoencefalica. In pratica si compensa dall'esterno la dopamina che il corpo non è più in grado di produrre.

Il problema è che la levodopa viene metabolizzata nell'intestino e utilizza lo stesso meccanismo di trasporto delle proteine, con le quali entra quindi in competizione. Per poter essere assimilata va pertanto presa a digiuno e lontano da cibi ricchi di proteine. Anche così però, la sua efficacia risulta comunque ritardata e limitata: su di me il suo effetto inizia dopo un'ora dal momento dell'assunzione e termina dopo circa un'altra ora.

Tutto ciò complica la preparazione a una gara. Bisogna programmare bene i momenti di presa del farmaco prima della partenza in modo da garantire copertura per tutta la corsa e da riuscire ad assumere anche abbastanza carboidrati per avere sufficiente benzina per correre.

Può succedere che durante una corsa senta venir meno l'effetto della levodopa: il piede sinistro inizia a contrarsi, e per quanto mi sforzi di rilassarlo proprio non vuole collaborare. Significa che non c'è abbastanza dopamina a disposizione. Comincio a trascinare il piede irrigidito e l'andatura diventa asimmetrica, fino a zoppicare.

In questa situazione i casi sono due: se sta terminando il periodo di efficacia dell'ultima presa, allora non ha senso proseguire, è meglio fermarsi il prima possibile per non sforzare troppo i tendini; se al contrario l'effetto deve ancora arrivare, allora cammino un po', nell'attesa che il corpo metabolizzi la levodopa, finché sento che i muscoli si decontraggono e posso riprendere a correre.

Quando dicevo che correre col Parkinson si può, non intendevo mica dire che fosse semplice!
Dopaminoagonista|Correre con il Parkinson si può

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