domenica 17 settembre 2017

Du Pas Par San Zvan

Il paese di San Giovanni in Persiceto - noto per aver dato i natali a Marco Belinelli - sarà teatro del mio test dei 30 Km.

Come faccio abitualmente quando mi preparo per le "mezze", prendo due pastiglie di levodopa prima di partire, a distanza di un'ora una dall'altra, cioè a 75 e a 15 minuti dalla partenza. Questo normalmente mi assicura la copertura del farmaco per un'ora e 45 minuti di corsa almeno.

In più oggi parto col blister portapillole nel taschino (insieme ai soliti due gel di carboidrati a rilascio veloce), col proposito di prendere una terza pastiglia 45 minuti dopo il via. In questo modo spero di allungare la copertura a 2 ore e 45, più che sufficienti per percorrere i 30 Km.

Piccolo problema: per prendere le pastiglie serve l'acqua.

Avrei dovuto controllare la presenza di un punto di ristoro intorno all'8°/9° Km, cioè dove contavo più o meno di essere dopo 45 minuti di "fondo lento". E visto che non c'era, avrei potuto portare l'acqua con me, oppure riprogrammare le prese in funzione della distanza del ristoro.

Ma, come uno sprovveduto qualsiasi, mi dimentico di fare tutto ciò.

Il primo ristoro è posto a 5,7 Km. Ci arrivo baldanzoso dopo 29 minuti di corsa e chiacchiere con un gruppone ingrossato dai runner impegnati nelle distanze più brevi. Mi fermo a bere ma NON prendo la pastiglia. Altro errore: a quel punto mi avrebbe comunque dato copertura sufficiente fino all'arrivo.

Al secondo ristoro, 11° Km, ci arrivo a ben 57 minuti dalla partenza. A quel punto non ho più nulla da perdere, ingoio il medicinale augurandomi che le due prese precedenti riescano a darmi copertura finché non inizierà l'effetto di questa.

Dopodiché, finalmente libero da questa ansia impellente, mi sento più leggero, e da quel momento mi godo i chilometri rimanenti come raramente mi è successo prima.

È una piacevole domenica mattina di metà settembre. La temperatura attorno ai 20 gradi, la giornata soleggiata e una brezza leggera, rendono il clima ideale per correre. Il percorso "bucolico" in parte asfaltato in parte sterrato attraversa i campi che circondano il paese consentendo allo sguardo di spaziare nella quiete del paesaggio.

Non ho alcun obiettivo di risultato in testa se non quello di finire la corsa. Ad ogni punto di ristoro (ce ne sono ben cinque) mi fermo a bere e poi riprendo a macinare chilometri viaggiando a una media di 5:05 che mi permette di mantenere la frequenza cardiaca sotto i 150 fino all'ultima sosta, al 25° Km circa.

Non ho ancora recuperato pienamente la mezza di domenica scorsa e le gambe cominciano ad essere un po' stanche. Ma per il resto sto bene per cui negli ultimi 5 Km do un filo di gas fino agli ultimi 1000m che percorro in 4:37, levandomi anche lo sfizio di superare qualche corridore.

Le gambe hanno continuato a girare senza problemi fino a riportarmi al punto di partenza; chiudo in 2 ore e 32, appagato e più che soddisfatto per il test brillantemente superato.

Adesso sono veramente stanco. Se devo essere sincero penso che uno sforzo del genere oltrepassi il limite di ciò che è salutare, per diventare eccessivo e controproducente per il mio delicato equilibrio fisico.

Ma non mi interessa, anzi: mentre ancora assaporo il piacere, intimo e profondo, della galoppata solitaria di stamattina, mi riprometto di non rinunciare a correre nessun chilometro che il mio corpo mi permetterà ancora di affrontare.

Nessun commento: