sabato 23 giugno 2018

Propriocezione

“Propriocezione” è uno di quei termini che fino a poco tempo fa a malapena conoscevo e poi da un momento all'altro spuntano fuori ovunque, come fossero diventati improvvisamente di moda. (Altri esempi recenti sono “resilienza” e “invasivo”).

La propriocezione (o propriocettività) altro non è che la facoltà di percepire e conoscere – in genere a livello inconscio – la posizione e il moto nello spazio delle varie parti del proprio corpo. Migliore è la capacità propriocettiva, migliore sarà il controllo sulla corretta esecuzione di ogni movimento.

Riporto dal sito Benessere.com:

Propriocettività è un termine introdotto da Sherrington per descrivere gli ingressi sensoriali che originano, nel corso di movimenti guidati centralmente, da particolari strutture: i propriocettori. La loro funzione principale è di fornire informazioni di retroazione sui movimenti propri dell'organismo, in altre parole di segnalare, istante per istante, quali siano i movimenti che l'organismo stesso sta compiendo.

I propriocettori sono terminazioni nervose che inviano informazioni al sistema nervoso; gli stimoli sono avvertiti da particolari recettori posti nei muscoli, nei tendini e nelle capsule articolari. Queste terminazioni generano impulsi nervosi che sono trasmessi al midollo spinale e da qui possono rimanere nel midollo spinale stesso, per la determinazione dei riflessi spinali, oppure raggiungere altre zone del midollo spinale o del cervello, per la determinazione di funzioni specifiche.

I propriocettori hanno una funzione importante nel controllo della contrazione dei muscoli scheletrici e attraverso quest'ultima è esplicata la maggior parte delle funzioni fisiche del corpo.

Immagine presa da My-personaltrainer.it

Ho cominciato a interessarmi all'argomento quando, per guarire dalla pubalgia, il fisioterapista mi ha suggerito anche alcuni esercizi propriocettivi volti al miglioramento dell'equilibrio.

Ho deciso quindi di approfondire il tema e mi è bastata qualche veloce ricerca per rendermi conto dell'importanza assoluta della propriocezione non soltanto per la corsa, ma soprattutto per il Parkinson.

Come detto, la propriocezione assume infatti un ruolo fondamentale nel mantenimento dell'equilibrio e nell'esecuzione dei movimenti: il cervello elabora costantemente le informazioni inviate dai recettori propriocettivi; la precisione dei segnali ricevuti permette di effettuare continue correzioni per garantire la stabilità posturale o la corretta esecuzione di un'azione, volontaria o involontaria.

Quando manteniamo una posizione statica, ad esempio, il corpo non è mai perfettamente immobile, ma oscilla impercettibilmente grazie a continue piccole contrazioni involontarie dei muscoli incaricati di correggere la postura rispondendo alle informazioni trasmesse dai sensori propriocettivi periferici che registrano ogni minimo spostamento del baricentro, dovuto ad esempio all'intervento di fattori esterni come la forza di gravità o semplicemente al movimento di un dito, alla mimica facciale o al respiro.

Se il sistema propriocettivo è compromesso, le informazioni ricevute risultano parziali ed approssimative e dunque le risposte motorie non saranno più adeguate con conseguente comparsa di disturbi come instabilità posturale, discinesie e tremore, tipici dei parkinsoniani.

Da alcune ricerche è emerso che possa esserci un deficit propriocettivo proprio nei malati di Parkinson, derivante probabilmente da un danno ai gangli della base che non sono in grado di elaborare correttamente le informazioni provenienti dai recettori.

Questi studi suggeriscono che problemi propriocettivi siano un importante fattore che contribuisce alle disfunzioni nel movimento nel Parkinson. Per compensare tale deficit e riuscire a compiere le normali attività, i parkinsoniani sono costretti ad usare altri canali, ad esempio sfruttando le informazioni visive.

Riporto da una pubblicazione sul sito Parkidee:

Per i parkinsoniani la stabilità posturale in posizione verticale diminuisce progressivamente con l’età e con l’evoluzione della malattia. Le oscillazioni attorno alla posizione desiderata diventano sempre più ampie. La propriocezione perde della sue efficienza. Sembra che il cervello non riceva più in tempo reale i segnali propriocettivi corrispondenti alle piccole ampiezze di oscillazione. Interviene solo quando l’ampiezza di oscillazione raggiunge un certo valore mandando ai muscoli segnali di correzione.


I movimenti non desiderati come tremore e discinesie possono probabilmente essere interpretati almeno in parte come delle reazioni troppo intense a movimenti involontari, avviati a causa della gravità o sotto l’effetto di una forza esterna. Il sistema propriocettivo non percepisce l’avviamento del movimento e lo segnala troppo tardi al cervello. Quest’ultimo è “sorpreso” da questo movimento non segnalato o segnalato troppo tardi e reagisce in modo esagerato.

Questo provoca un movimento troppo intenso nella direzione opposta.

Se il sistema è insufficientemente smorzato, il movimento oltrepassa la posizione desiderata ed il fenomeno si ripete trasformandosi in una vibrazione che si mantiene da sola, il tremore.

Tutto il circuito di asservimento entra in oscillazione. Il movimento non è sinusoidale.

La parte del corpo che trema passa rapidamente da una posizione estrema all’altra come tra due arresti.

Nel caso della discinesia lo smorzamento più importante a causa dell’ampiezza maggiore impedisce al movimento di diventare periodico, ma il meccanismo è probabilmente lo stesso che per il tremore.
...

Questa evoluzione è probabilmente dovuta ad un aumento della rigidità delle articolazioni della spalla, del gomito e del polso. Lo sforzo necessario per fare il movimento è più importante di prima e i propriocettorii mandano al cervello segnali proporzionali agli sforzi ed il cervello è abituato a tradurre queste informazioni in indicazioni sulla posizione.


Il sistema propriocettivo gioca dunque un ruolo determinante per i sintomi motori del Parkinson.

La tendenza alla vita sedentaria e la mancanza di esercizio non fanno che accelerarne il deterioramento amplificando i sintomi della malattia.

Al contrario, un programma di lavoro mirato al mantenimento dell'efficienza del sistema propriocettivo favorirà la ricezione e l'elaborazione dei segnali dai sensori periferici, portando miglioramenti nel controllo posturale statico e dinamico e conseguente rallentamento del degrado motorio legato alla malattia.

Tale programma deve includere attività fisica regolare, esercizi propriocettivi specifici e particolare attenzione alla postura.
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