mercoledì 7 marzo 2018

Ancora ai box

Sono passati due mesi dall'ultima volta che ho infilato ai piedi le scarpe da corsa e – purtroppo – sono ancora fermo, sempre per lo stesso motivo.

Questa maledetta pubalgia non vuole guarire. Ho fatto tutto il possibile: sono stato a riposo, ho preso gli antinfiammatori, ho fatto la tecarterapia, il laser multi-frequenza, la neuromodulazione. Ho fatto due visite fisiatriche, una visita neuro-fisiatrica, un'ecografia muscolo-tendinea e una risonanza magnetica. Ho provato la fisioterapia, lo stretching e gli esercizi isometrici.

Dopo il miglioramento iniziale del primo mese, la situazione si è stabilizzata e continuo a sentire dolore nella zona del retto-addominale quando cammino. Di correre non se ne parla: appena provo ad accennare qualche passo di corsa si fanno sentire subito sia gli addominali che gli adduttori.

Non mi sembra possibile che dopo due mesi sia ancora a questo punto. Evidentemente sto sbagliando qualcosa. Ma non è per nulla facile capire quale sia la terapia giusta, quali cure facilitino il processo di guarigione e quali invece siano inutili o addirittura dannose. Ogni persona più o meno competente alla quale mi rivolgo sembra pensarla diversamente.

Negli ultimi due mesi mi sono stati consigliati, raccomandati o prescritti tutti i metodi di guarigione possibili e spesso anche il loro contrario.
Sul serio:

Chi mi ha consigliato di fare alcuni esercizi specifici per la pubalgia, chi mi ha detto di fare del nuoto per non perdere il tono muscolare e chi di evitare assolutamente sport in cui si usano gli addominali (tipo il nuoto); chi di fare gli esercizi per rafforzare il core, chi invece di stare del tutto a riposo e intanto fare gli allungamenti per gli addominali e per l'ileo-psoas; poi mi hanno detto di NON fare gli allungamenti finché i tendini sono infiammati, e infine di farli ma dolcemente, in maniera da non sentire dolore.

Mi hanno detto sia di fare dei massaggi, sia che i massaggi non servono a niente, sia che sulle zone infiammate fanno male.

Un fisiatra mi ha prescritto la ginnastica posturale. Il fisioterapista ha commentato che per la mia patologia non serve a nulla. Allora ho fatto tutte le terapie fisiche strumentali possibili. Poi però mi hanno detto che vanno affiancate ad una fisioterapia specifica che favorisca il rilassamento muscolare.

E questo è solo un breve riassunto, potrei andare avanti ancora un bel po'.
Di chi fidarsi?

Intanto il mio corpo, in astinenza dall'attività fisica, è rimasto senza difese contro l'avanzamento del Parkinson. La gamba sinistra è spesso contratta e rigida; inoltre trema come non mai.

E soprattutto il mio stato d'animo scivola verso lo sconforto e la depressione.
Sono diventato insofferente, nervoso, scorbutico. Demoralizzato, apatico e asociale. Senza la mia valvola di sfogo da ansia e stress mi sento schiacciare da impegni, incombenze e doveri.

Quando vedo qualcuno correre mi luccicano gli occhi. C'è chi mi dice che con questo tempo non andrebbe a correre neanche se lo pagassero. Io invece pagherei per poterlo fare!


Ok, terminato lo sfogo, ecco le cinque cose che ho imparato – o che già sapevo ma tendo a dimenticarle – a proposito di pubalgia, Parkinson, infortuni e simili:

  1. Sapevo che la distonia e la continua tensione muscolare dovute al Parkinson creano un sovraccarico per tendini e legamenti (e ne rallentano la guarigione…). Ma mi sono sempre preoccupato unicamente delle articolazioni delle gambe, trascurando la zona del bacino e del pube. Ho scoperto ad esempio che il muscolo ileo-psoas risulta già di base accorciato nei parkinsoniani. Pertanto per potersi permettere di fare attività fisica è necessario prendersene cura con impegno e costanza; che significa non lasciar passare neanche un giorno senza fare gli allungamenti specifici.

  2. I problemi di ipertono negli arti generano scompensi fra gruppi muscolari diversi che contribuiscono durante la corsa a sovraeccitare i tendini delle zone meno sviluppate (e quindi più deboli). Da qui la necessità di accompagnare sempre la corsa con allenamenti specifici per il core, cioè esercizi in genere di tipo isometrico per il rafforzamento degli addominali più interni.

  3. Non vanno sottovalutate le conseguenze che gli impatti continui col terreno prodotti dalla corsa hanno sul corpo. Anche se sul momento sembra di non accusare alcun effetto, si viene sottoposti ad un logorio continuo che, se esasperato, prima o poi sfocia in un qualche tipo di infortunio. Le prime due premure che mi vengono in mente sono: stare attento ai tratti in discesa nelle corse collinari (dove la forza dell'impatto è moltiplicata), e allenarsi indossando sempre i modelli di scarpe da running più ammortizzati.

  4. Tutte le volte me lo ripeto, ma non imparo mai: appena mi accorgo di un dolorino che col tempo non passa e anzi ogni volta aumenta un po' di intensità, mi devo fermare subito e affrontare il problema. Ogni uscita che aggiungo prima di sospendere gli allenamenti si traduce in settimane in più di recupero.

  5. Se ci si riesce ad allenare con continuità senza infortuni ovviamente si raggiunge uno stato di forma migliore. Quindi si va più forte, ci si esalta e si spinge ancora di più. Ma non bisogna mai dimenticarsi che l'agonismo va subordinato all'ascolto e al rispetto del proprio corpo. Se si ignorano i segnali che ci manda, prima o poi si farà sentire in maniera più forte. Questo vale a maggior ragione per chi – come me – soffre di disturbi del movimento, per cui parte da una condizione già parzialmente compromessa e deve salvaguardare un equilibrio fisico delicato ed instabile.

Ormai, dopo due mesi di stop, tutto l'allenamento dello scorso anno è stato annullato e, se mai guarirò, dovrò ripartire da zero. Ma a questo punto non è più importante.

Spero piuttosto di riuscire a pubblicare un aggiornamento positivo prima di diventare definitivamente un ex-runner.

Astinenza|Pubalgia|Prevenire gli infortuni

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