domenica 18 febbraio 2018

Quando corro il Parkinson sembra scomparire

Michael Westphal, classe 1957 del Maine, da giovane era un runner di quelli seri, in grado di registrare personali di 1:10:50 sulla mezza e 2:29:32 sulla maratona.

Tra la fine degli anni ‘70 e l'inizio degli anni ‘90 ha corso quattordici maratone, fra cui per tre volte quella di Boston, la prima volta nel 1979, l'ultima nel 1986.

Ha disputato la sua ultima maratona nel 1992. Nel 1994 Michael, che di professione fa il carpentiere, ha deciso di prendersi una pausa dalle competizioni per concentrarsi sugli affari e sulla famiglia, continuando a correre solo saltuariamente per mantenere l'esercizio. Fino a fermarsi del tutto quando cominciarono a manifestarsi i primi sintomi del Parkinson nei primi anni 2000.

Nel 2006 arriva la diagnosi, e una volta appreso della malattia “mi sono arreso per un po'” ha detto Westphal.

In principio ha semplicemente la spalla sinistra indolenzita; poi tutto il lato sinistro del corpo diventa rigido e dolorante e i suoi movimenti iniziano a cambiare.
All'inizio i sintomi erano piuttosto miti, ma comunque non correvo molto perché mi vergognavo del mio aspetto. Ero talmente rigido e che il mio braccio oscillava in maniera imbarazzante mentre correvo, non avevo proprio l'aria giusta, non potevo sopportarlo.

La rigidità alla fine sparisce, ma presto gli altri sintomi prendono il suo posto e col tempo peggiorano: non può più controllare i suoi movimenti, i muscoli agiscono da soli rifiutandosi di rispondere ai comandi del cervello, la sua testa ondeggia in maniera involontaria. Ci sono periodi in cui si trascina lentamente e non riesce a parlare chiaramente.
All'inizio non ci credevo. Ero stato un atleta per tutta la vita, gareggiando in pista e nel cross country all'università e poi nelle gare su strada. Non riuscivo a capire perché il mio corpo mi stesse tradendo.

Per contrastare i sintomi assume pastiglie di levodopa cinque volte al giorno e all'inizio le medicine fanno miracoli, è di nuovo quasi privo di sintomi, ma a poco a poco il Parkinson torna a prendere il sopravvento, compromettendo il suo movimento e la sua coordinazione.
La mia più grande paura era che la mia vita attiva, forse anche la mia gioia di vivere, sarebbe stata persa per sempre”.

La svolta arriva nel 2013 quando Gary Allen, un suo amico di infanzia, runner anche lui, fa notizia per aver corso 500 miglia in 10 giorni.
Ho pensato che se lui poteva correre 50 miglia in un giorno, io sarei potuto andar fuori e correre cinque miglia al giorno.

Westphal decide di provare a riprendere a correre. Inizia lentamente, giusto un po' di jogging, e scopre con sua sorpresa che i problemi di oscillazione del braccio e la “caduta” laterale incontrollata della testa sono spariti. La corsa sembra togliergli i sintomi della malattia.
Allora ho iniziato a uscire con i pantaloni della tuta e le scarpe da ginnastica.

Quando corre, le azioni del suo corpo sono più fluide e sotto controllo. I movimenti a scatti cessano. Dice che la sua forza e il suo equilibrio migliorano e gli episodi di rallentamento diminuiscono. La corsa lo aiuta anche mentalmente a migliorare la sua visione della vita. Essere di nuovo in strada lo rende felice.

Devo concentrarmi un po' di più sullo stile di corsa, soprattutto per far oscillare le braccia e mantenere la testa dritta guardando avanti e non verso il basso.
Un leggero movimento della testa è l'unico segno evidente mentre corre.

I farmaci gli forniscono la dopamina che gli permette di scrollarsi e partire, ma dopo pochi chilometri il Parkinson è appena percettibile.
Qualcosa che riguarda l'esercizio e la sensazione di essere là fuori sulle strade sembra dare un calcio al mio corpo. Avverto raramente i sintomi della malattia mentre corro. Dura per un po' e mi sento fisicamente meglio dappertutto.

Westphal ritiene che correre migliori la sua salute:
Il mio neurologo dice che è abbastanza raro che qualcuno con diagnosi di Parkinson si eserciti e si muova velocemente come me. Potrei essere semplicemente un'eccezione alla regola o solamente fortunato, ma penso che una parte dei miei risultati positivi nel correre con questa malattia abbiano a che fare col cosiddetto ‘runner's high’, o come direbbero i medici, l'aumento della produzione di dopamina nel mio cervello.

Anche Allen condivide che la trasformazione fisica quando Westphal corre sia qualcosa di commovente.
Se fossimo entrati in casa tua camminando, appena entrato Mike sarebbe stato colpito dai sintomi del Parkinson. Ma se invece Mike fosse corso da te, tu avresti pensato: 'Wow, è un corridore piuttosto in forma!' In realtà non si può dire che abbia il Parkinson o altro quando corre, è liscio come la seta e ha un bell'aspetto.

Più Michael corre, più si sente meglio. “Alcuni giorni mi sembra di poter correre come il vento” riporta. Tanto che inizia a partecipare ad alcune gare su strada – 5 Km, 10 Km, 10 miglia – finché nel febbraio del 2015 decide di correre la “Great Run Marathon” in programma nel giugno successivo a Cranberry Island, ossia la casa di Westphal.
I miei sintomi del Parkinson sono diminuiti dopo circa quattro settimane, e ho scoperto che avevo ancora un'incredibile resistenza. Questo mi ha spronato ad allenarmi ancora più duramente e a tentare una maratona.

Col progredire degli allenamenti in vista della maratona, le performance di Westphal migliorano. Completa un allenamento di 27 Km a 4:40 /Km, ritmo che lo terrebbe ampiamente al di sotto dello standard di qualificazione della “Boston Marathon” per la sua fascia di età (3 ore e 40 minuti).

L'estate del 2015 segna così il ritorno di Westphal alla maratona dopo oltre vent'anni.

Il giorno della gara tutto sembra filare liscio, ma mentre la corsa progredisce, Westphal sente che l'effetto dei farmaci inizia a svanire. Le sue gambe non rispondono più bene come all'inizio. Dal 35° Km è costretto a camminare un paio di volte nei tratti collinari del percorso.

Cade per due volte negli ultimi 50 metri. “La folla urlava e urlava, e io mi sono alzato e ho cercato di arrivare fino alla fine. Appena ripreso il ritmo il mio cervello ha detto alle mie gambe di andare, ma le mie gambe hanno detto no.

Si rialza comunque e riesce a concludere la gara e a tagliare il nastro del traguardo tenuto su apposta per lui.
“È stata una sensazione incredibile, essere là fuori e poterlo fare. Ti senti veramente normale per una volta.”

Il tempo finale di 3:32:56 gli vale la qualificazione alla maratona di Boston del 2016, trent'anni dopo la sua ultima partecipazione.

Superato un infortunio al bacino alla fine del 2015, Michael riprende ad allenarsi e trascorre i primi mesi del 2016 macinando 80-90 Km a settimana.

Sto provando a modo mio a dimostrare che puoi realizzare molto più di quanto pensavi possibile se hai una passione per qualcosa e tieni duro nonostante gli ostacoli.

Alle 9 di mattina del 18 aprile 2016 Michael Westphal transita sotto l'arco di partenza della 120ª Maratona di Boston insieme ad altre 30 mila persone.

All'inizio Westphal, che assumerà farmaci per il Parkinson durante la corsa, non nota alcun sintomo della malattia e insieme a suo fratello Rolf riescono a mantenere un ritmo costante di circa 5 minuti al Km.

Per i primi 30 Km non ha problemi, poi la combinazione del caldo eccessivo, della distanza percorsa e degli effetti scemanti dei farmaci cominciano a logorare la sua resistenza.
Abbiamo dovuto rallentare un po', ma anche se stavamo rallentando passavamo diverse persone che arrancavano, oggi c'è stata una bella carneficina per colpa del caldo.

Nel tentativo di non ripetere il finale della “Great Run” rallentano il ritmo in vista degli ultimi chilometri. Dopotutto, l'obiettivo di Westphal è finire la corsa.
Ho iniziato a sentirmi piuttosto debole, ma non so se fosse il caldo o i farmaci. Molte persone non hanno finito la gara e anch'io ho dovuto camminare un paio di volte perché mi sentivo come se stessi cadendo in avanti. Per riacquistare la giusta compostezza ho camminato per una ventina di secondi alla volta su alcune colline, e questo mi ha aiutato.

In vista dell'arrivo il fratello di Westphal, che ha corso con lui tutta la gara, gli afferra la mano e insieme alzano le braccia mentre tagliano il traguardo in 3:38:59.

È stata semplicemente un'esperienza straordinaria” ha commentato Westphal.


Per me è incredibile che io sia così fortunato da essere ancora in grado di correre, non riesco a crederci. Quando la prima volta mi è stata diagnosticata la malattia ho pensato che sarebbe stata la fine della mia vita attiva e ho avuto visioni di finire su una sedia a rotelle in pochi anni. In realtà negli ultimi due anni la corsa ha mi ha davvero aiutato, ha cambiato completamente la mia vita.

1 commento:

Alfonso ruocco ha detto...

Onore a te campione ,spero un giorno di incontrarti e di fare qualche chilometro con te ,anche io quando corro provo le stesse sensazioni, la tua storia mi da la forza per continuare a correre per combattere questa patologia, ciao grande runner .