venerdì 29 dicembre 2017

La maratona, un'emozione indescrivibile

Alfonso Ruocco, 52 anni di Gragnano (NA), felicemente sposato e padre di due gemelli, nel 2014 viene sconvolto dal trauma di una diagnosi di Parkinson.

Anziché darsi per vinto, per contrastare la depressione e ostacolare la progressione dei primi sintomi della malattia, decide di combattere il Parkinson con l'attività fisica, in particolare con la corsa.

E lo fa talmente bene che tre anni dopo, lo scorso 26 Novembre, porta a termine la sua prima 42 km, la Firenze Marathon 2017.

Proprio grazie a questa impresa, ho avuto la possibilità di conoscere la sua storia e di contattarlo per farmi raccontare gli avvenimenti in prima persona.

Ritengo sia stato per me un privilegio conoscere Alfonso, che si è rivelato una persona cordiale, spontanea e disponibile, e ha accettato volentieri di condividere la sua esperienza di maratoneta parkinsonianoA lui la parola:


Iniziare a correre con il Parkinson non fu semplice perché la depressione non mi invogliava a uscire. Inoltre mi affaticavo facilmente perché fumavo. Nei pochi chilometri che percorrevo però avvertivo una bella sensazione. Quando poi nelle uscite di gruppo cominciavo a reggere il passo dei compagni di squadra, mi sentivo “normale”, per un'ora mi dimenticavo di tutto.

Ma una mattina, in cui corsi più a lungo del solito, mi sentii male; mi fermai col fiatone e tossivo incessantemente. In quel momento pensai: “O corri o fumi!”. Così scelsi la corsa.

Cominciai a partecipare alle prime gare di 10 km, ma ogni volta che aumentavo i chilometri mi bloccavo con la schiena. Fortunatamente mi consigliarono un posturologo, runner anche lui, che mi segue tutt'ora; molto bravo, una persona fantastica, Felice Strocchia, devo tanto anche a lui, la schiena non si è più bloccata.

La depressione se ne andò via all'arrivo della prima 21 km. Mia moglie mi aspettava sul traguardo, quando la vidi provai una felicità immensa, come non la sentivo da tanto tempo. Un mio collega nel vedere la foto che immortalava quel preciso istante mi disse:  “Alfonso finalmente rivedo il tuo viso illuminato! Chi ha scattato questa foto l'ha fatta con tanto amore”.

Alfonso (al centro) alla Napoli-Pompei del 2015
Tra le 10 km e le 21 km, mio cognato Alberto mi fece iscrivere alla Corsa per la Pace Napoli-Pompei, 28 km. Quando tagliammo il traguardo mio cognato mi disse: “Sei pronto per una maratona. Faremo quella di Firenze, il percorso è buono per te”.

Ma durante la preparazione ebbe un arresto cardiaco e mi lasciò nel buio più totale. Non volevo più correre.

Invogliato dalla squadra ricominciai a correre, e una mattina, passando sul luogo dove morì Alberto, notai tra le tante cose appese al muro la medaglia della maratona d Firenze. Per me fu un invito a farla, e così decisi.

Tutto cominciò male: il presidente dalla squadra, nonché mio allenatore, mister “52 Maratone”, si infortunò ad un ginocchio, e dopo l'intervento i tempi di recupero si allungarono.

Mi serviva un allenatore. Chiesi aiuto ad un amico collega che conoscevo da anni, Carlo Scognamiglio, anche lui una carriera da runner di tutto rispetto, compresa una 100 km. Le prime cose che mi chiese furono di ignorare la patologia, di fare una preparazione in base al mio fisico, migliorando quello che avevo fatto finora, e di perdere 3 chili.

Così ebbe inizio la mia preparazione per la Firenze Marathon 2017. Uscivo un giorno in più a settimana (cioè 5 giorni su 7), con un minimo di 12 km giornalieri. Alternavo le ripetute ai lunghi, per un totale di 70/80 km a settimana.

Il massimo dei lunghi fu di 32 km. Il primo era stato di 16, poi 20: tutto normale. Di nuovo 20, e quindi feci il primo di 24 km. Arrivai a un po' stanco. Tra un lungo e l'altro facevo 12 km di scarico con allunghi. In più il giovedì lavori con ripetute e variazioni di ritmo.

Il secondo lungo di 24 km lo feci splendidamente, arrivai bene.  Poi a salire, 28 km, 30, e infine 32 km, chiuso con un ottimo tempo: 3 ore e 3 minuti. E stavo ancora bene. Ero pronto per Firenze!

Sabato 25 novembre, alla partenza per Firenze ero molto emozionato, fisicamente mi sentivo bene ed ero molto carico. Attendevo con ansia le indicazioni di mister Carlo Scognamiglio del giorno seguente.

Domenica 26, il grande giorno


La mattina della maratona, vado in camera di un compagno di squadra a fare colazione; mister Carlo ci prepara un piatto di pasta. Dopodiché ci rechiamo tutti insieme alla partenza.

Il cielo è già molto nuvoloso, si capisce che a momenti sarebbe cominciato a piovere. Sono molto sereno, concentrato. Dopo gli ultimi consigli del mister entro nella griglia di partenza. Finalmente sono qui, pronto per la partenza della mia prima maratona.

Un pensiero va ad Alberto. Lo sento molto vicino.

Fra cori festosi e urla di incitamento viene dato il via e, come mi aveva indicato il mister, parto come se dovessi fare un lungo. Con la partenza inizia anche la pioggia.

La partenza di Alfonso, pettorale 4139

Arriviamo alle cascine, la pioggia e il freddo aumentano, ma le sensazioni positive della gara crescono in un modo tale da non farmi sentire niente. Le emozioni sono tantissime: la prima arriva quando passiamo vicino alle caserme dei bersaglieri che ci salutano con il suono della fanfara; poi i vari gruppi musicali durante il percorso; i volontari, favolosi: al ristoro si trova di tutto, un’organizzazione perfetta.

Al km 21 mi attende un compagno di squadra che mi accompagnerà per i successivi 21 che chiuderò – come da copione – in 2 ore e 5 minuti.

Continuo a stare benissimo. Una sola curiosità, come mi sento al trentacinquesimo, il cosiddetto “muro del 35”: tutto bene, ci arrivo alla grande, tanto che aumento un po' e comincio a superare gruppi e gruppi di corridori.

Smette anche di piovere; si corre in centro tra una folla di gente gioiosa che incita a tutta forza e l'adrenalina aumenta sempre di più. Incontro il mister che mi aspetta, e nel vedermi così bene mi dice: “Allora se stai così puoi aumentare ancora?”. Io rispondo di sì.

Aumentiamo e continuiamo insieme, sostenuti dall'incitamento della folla sempre più forte; alla vista del traguardo, con davanti a noi i fatidici 195 metri finali, il mister mi dice: “Ora vai, è tutto tuo”.

Alzo le braccia con gli indici a indicare il cielo, riferendomi ad Alberto. Promessa mantenuta.



Una commozione indescrivibile, mi sento al settimo cielo. Con i compagni ci abbracciammo. Tutta la squadra ha ottenuto i risultati voluti.

Sono contento perché tutti i messaggi di incoraggiamento ai malati come me ora diventano più forti, ora posso dire “Anche voi potete farcela!”.

Di gare ne ho fatte tante: 10 km, 15, 16, mezze maratone, 28 km, ma l'emozione che ti dà il traguardo della maratona è particolare, unica, non ho aggettivi per descriverla. Spero che la mia maratona possa essere un esempio, e che la disciplina sportiva diventi un'arma per tutti.

Ringrazio tutte le persone che hanno creduto in me, e anche quelle che non ci hanno creduto. Tutta la Gragnano in Corsa, mister Carlo, il presidente Enzo Petrone, gli amici dei lunghi Ciro E., Ciro, Vincenzo, Umberto e Anna; gli amici di allenamento Enzo e Bruno, i colleghi di lavoro, i miei figli e tutta la mia famiglia.

Ringrazio in particolare una persona che mi sopporta da anni e che amo tanto.

Mia moglie Rosa.

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