venerdì 3 novembre 2017

Motion is Lotion

Autunno 1999. Rhonda Foulds è una trentacinquenne di Justin (Texas) che da pochi mesi ha cominciato ad allenarsi per correre la sua prima maratona.

La “White Rock Marathon” di Dallas rappresenta il suo ritorno alla corsa dai tempi del college. Nel mezzo un matrimonio, tre figli da crescere, e un lavoro a tempo pieno in banca, che l'hanno portata a mettere in pausa la corsa per un po'.

Dopo alcuni mesi di allenamento, si accorge che qualcosa non va: all'inizio è solo un tremore al dito della mano, ma presto si ritrova con una diagnosi di Parkinson.

Rhonda decide di non continuare la preparazione per la White Rock. Lo shock della diagnosi le fa interrompere ogni allenamento. Il suo corpo inizia a manifestare tutti i sintomi del Parkinson – tremore incontrollabile, rigidità nei movimenti, difficoltà a camminare – e correre è fuori questione.

La diagnosi influenza anche la sua visione della corsa: “la natura umana e le cose che diciamo a noi stessi sono strane. Siccome ho avuto la diagnosi mentre mi allenavo, ho associato le due cose. Dopo la diagnosi, ho scelto di sedermi e di non fare più molto altro.

Rhonda smette anche di lavorare, è costretta a girare su una sedia a rotelle e mette su 45 chili di peso. “Passai da essere molto attiva a non esserlo per niente, avevo una sedia a rotelle elettrica e mi ero rassegnata al fatto che le cose andassero così.

Cinque anni dopo, Rhonda assume abitualmente 32 pillole al giorno, e ormai si sta convincendo che la sua vita sarebbe andata avanti così, quando il neurologo le fa notare che proseguendo con quel regime le medicine avrebbero smesso di fare effetto, e le propone un intevento che può alleviarle i sintomi del Parkinson: la Deep Brain Stimulation (DBS).

Fui la persona più giovane a subire l'intervento. Normalmente aspettano che la gente arrivi al punto di stare veramente male. Invece a me dissero che se viene fatto quando si è più giovani ci sono maggiori chance di successo.

Nel 2004 a Rhonda vengono impiantati due elettrodi nel cervello. Un mese dopo l'intervento riesce ad alzarsi dalla sedia e riprende a camminare sulle sue gambe per la prima volta dai tempi della diagnosi.

In breve tempo grazie alla DBS i tremori scompaiono e Rhonda può muoversi normalmente. Con l'intento di perdere il peso acquistato, comincia a camminare regolarmente per trenta minuti al giorno nel parco dietro casa.

Ma passeranno altri cinque anni prima che trovi il coraggio di correre ancora.

Nel 2009 suo figlio Zachary, torna a casa in licenza dai Marines e accompagna Rhonda nella sua passeggiata al parco: “Mamma, ma ti ricordi quando correvi?” Lei si mette a ridere, ma lui la incoraggia, e insiste perché provi a correre fino al lampione successivo.

Si accese una piccola luce nella mia testa. Improvvisamente mi sono sentita meglio di come stavo da tanti anni.

Quella corsetta la fa sentire così bene che uscita dal parco Rhonda vede il manifesto di una 5 km e tornata a casa si iscrive immediatamente.

Era stato uno stress da disordine post-traumatico” dice riferendosi all'associazione negativa iniziale fatta fra la corsa e la diagnosi.

Rhonda riprende a correre regolarmente finché nel 2011 ha finalmente l'opportunità di finire quello che aveva iniziato nel 1999: allenarsi e correre la White Rock Marathon, portando così a termine la sua prima maratona.

Da allora Rhonda ha perso 40 chili, corre tra i 50 e i 100 Km a settimana e – ad oggi – ha completato 65 maratone (fra le quali anche otto ultramaratone di 50 Km e una 50 miglia).

Ha anche corso tre volte la maratona di Boston: “È famosa in tutto il mondo, è la maratona che tutti vogliono fare ed è l'idea che avevo in testa nel 1999 quando mi diagnosticarono il Parkinson. Io pensavo di non poter più camminare ed ora sono qui a fare la maratona di Boston.

Rhonda possiede un PR di 4 ore e 26 minuti (il tempo medio impiegato per completare una maratona negli Stati Uniti per le donne è di circa 4 ore e 50).

Recentemente è entrata nel club delle 50 states marathon, con l'intento di correre una maratona in ogni stato degli USA: “Attualmente ogni maratona che faccio è una grande impresa per me. È incredibile il fatto di essere ancora là fuori a farlo, ancora a correre.

La performance di cui va più orgogliosa è stata correre un “quad”, quattro maratone in quattro giorni, chiuse tutte con tempi simili, a fine novembre 2016. Il 19 agosto ha completato la sua prima 50 miglia, la Lean Horse di Deadwood (S.D.).

Grazie alla corsa riesce a tenere a bada la malattia. “Il mio più grande ostacolo è l'affaticamento estremo dovuto al Parkinson avanzato.” Prima prendeva 32 medicine al giorno; oggi ne prende zero. “Motion is lotion, il movimento è la cura” è il suo motto

Rhonda (come il sottoscritto) non corre nonostante il Parkinson, ma grazie ad esso:
La corsa è stato un miracolo per i miei sintomi. Ci sono molte mattine in cui quando mi alzo riesco appena a camminare. Sembro l'uomo di latta. Ma quando corro il mio cervello e le mie gambe sono costrette a lavorare insieme in armonia. Suppongo sia l'adrenalina o la dopamina o qualsiasi cosa venga prodotta mentre corro a farmi sentire così bene. Non sono una scienziata, per cui non so come identificarla nel modo giusto, ma so che funziona! Purtroppo non dura molto a lungo, e questo è il motivo per cui faccio del mio meglio per correre ogni singolo giorno, anche solo per poco tempo.

Il suo obiettivo è essere sempre un passo avanti rispetto al Parkinson grazie ad un esercizio fisico intenso pianificato, sei o sette giorni alla settimana: “Sono determinata a rimanere in salute nonostante la mia diagnosi. Dico sempre che la gente è in grado di fare molto di più di quel che pensa. E questa è esattamente la mia situazione; dieci anni fa non potevo nemmeno camminare; spesso penso che avrei potuto sedermi e aspettare di appassire e morire.

Sa che non tutti sono in grado o vogliono correre maratone, ma spera che condividendo la sua storia possa aiutare le persone col Parkinson a comprendere e gestire meglio la malattia, e inspirare altri con problemi di salute a non rinunciare a ciò che desiderano: “Non tutti quelli che hanno il Parkinson sono in grado di correre maratone, ma qualunque sia la tua passione, qualunque sia la tua capacità, lotta per essa.

E' difficile credere che la runner cinquantaduenne da Justin, conviva col Parkinson da quasi venti anni. Rhonda dimostra ogni giorno che il Parkinson non è la sentenza di morte che molti credono che sia.



Fonti:

https://runningexperience.it/ronda-foulds-correre-la-maratona-piu-importante-contro-il-parkinson/

https://nwpf.org/stay-informed/blog/2016/10/rhonda-foulds,-outrunning-parkinsons-disease/

https://www.dallasnews.com/life/healthy-living/2017/06/16/59-marathons-ago-rhonda-lee-foulds-diagnosed-parkinsons-disease

http://running.competitor.com/2016/04/boston-marathon/woman-with-parkinsons-disease-to-run-10th-marathon-in-2016-at-boston_148335

http://womensrunning.competitor.com/2016/04/inspiration/parkinsons-disease-boston-marathon_57867
Maratona?|Il caso del parkinsoniano ultramaratoneta|Prolungare la Fase 1 con la corsa

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