lunedì 6 novembre 2017

La Vallazza

Altro weekend e altra gara competitiva da onorare. Questa settimana ci si sposta niente meno che a Molinella per La Vallazza, celebre corsa di 14 Km giunta alla trentanovesima edizione.

Le distanze “intermedie” – cioè in mezzo fra le “classiche” 10 e 21 Km – mi mettono sempre un po' in difficoltà per quel che riguarda il ritmo gara da impostare. Decido di partire con un cauto 4:15 /Km per poi eventualmente spingere un po' nell'acceleratore se le gambe me lo consentiranno.

In verità nei primi tre chilometri, come spesso mi accade, vengo trascinato dalla massa dei corridori che mi circondano e corro più veloce di quanto vorrei, ai 4:10 /Km circa. Il battito sale però già pericolosamente verso i 170, per cui dal quarto chilometro rallento e mi stabilizzo su un ritmo più prossimo a quello prefissato.

Mi sembra in realtà di fare una gran fatica a tenere il passo, soprattutto nei tratti sterrati o controvento, e il cardiofrequenzimetro me ne dà conferma. Ma le gambe oggi girano straordinariamente bene, non avverto fastidi a muscoli o legamenti e le mie NB 1400v5 mi fanno volare leggero sull'asfalto.

A tre chilometri dal traguardo sfrutto il prezioso rimorchio di una runner alla quale mi accodo, che mi trascinerà in progressione fino ai 3:48 di media dell'ultimo chilometro. Grazie a questo traino supero una manciata di concorrenti e, giunto all'ultimo rettilineo con l'arco del traguardo che si avvicina, mi lancio nello sprint finale.

Contravvenendo alle regole della cavalleria (ma nelle competitive non si guarda in faccia a nessuno), supero sulla linea del traguardo sia lei che l'avversaria con cui stava facendo la volata, e chiudo con una media finale di 4:09 /Km che mi permette di completare il giro in meno di 58 minuti, migliorando il tempo dello scorso anno di oltre quattro minuti. Per i miei standard un risultato niente male.

E poi, come ogni volta, mi succede una cosa strana che mi fa pensare quanto sia singolare e misteriosa la mente umana: fino a pochi minuti prima sputavo sangue sulla strada, lottavo col mio corpo ad ogni passo per convincerlo a non abbassare il ritmo mentre cercavo disperatamente di far entrare aria nei polmoni. Avevo la testa invasa unicamente da pensieri di disperazione, "chi me lo fa fare?", "giuro che questa è l'ultima volta!" e solo l'idea di dover rifare una fatica simile in futuro mi demoralizzava.

Un minuto dopo aver tagliato il traguardo, tutto sparito: solo sensazioni di soddisfazione e benessere, con la mia mente che sembra essersi già dimenticata i patimenti di un attimo prima e il pensiero che già vola impaziente alla prossima gara, convinto di poter fare meglio.

Mi guardo intorno felice di poter ancora far parte di questo mondo, e mi vien voglia di ringraziare personalmente tutti i concorrenti per avermi accordato l'onore di gareggiare con loro e per avermi regalato nuovamente la possibilità di dimenticare la malattia.

Appuntamento a Minerbio, fra tre settimane, per la Cinque Fossi.

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