mercoledì 4 ottobre 2017

Siamo tutti malati

Mi capita a volte di ricevere degli elogi per come affronto la malattia e per quello che riesco a fare, non solo nella corsa, nonostante il Parkinson.

Ma io non penso che queste valutazioni – per quanto gradite – siano del tutto appropriate, e ci tengo a spiegare perché.

Il modo migliore che ho per farlo è riutilizzando le parole che mi sono state donate due anni fa da un'amica, anche lei affetta da una malattia cronica, diversa dalla mia. Parole che ho fatto mie e che possiedono la capacità di darmi forza e sostenermi nel mio percorso di auto-accettazione:

Personalmente ho maturato che la mia malattia sia un valore aggiunto, mi ha fatto crescere, migliorare e mi ha rafforzato mentalmente. Dove non arrivo più sul piano fisico ora compenso con altro. Le cadute ci sono, e i momenti di sconforto ogni tanto tornano a far capolino, ma bisogna sempre rimaner concentrati su ciò che ci riempie la vita.

Adesso abbiamo gli strumenti per poter vivere appieno ogni attimo senza dare per scontate le cose. Paradossalmente direi che nella sfiga siamo fortunati in quanto arricchiti di una consapevolezza che le persone "sane" difficilmente potranno raggiungere.

Ci si è aperto un cammino incredibile da percorrere; è un lavoro di anni che richiede un'evoluzione interiore profonda. La strada per raggiungere l'accettazione è lunga, anche perché la malattia riserva continuamente nuove fatiche.

Ma sentire il corpo che lentamente sfugge al controllo, e non poterci fare nulla, mi ha fatto capire che la vera svolta è proprio rassegnarsi a non avere il controllo. E dovrebbero farlo tutti, perché tanto nessuno ha il controllo su niente.

Alla fine siamo tutti più o meno alla pari, alcuni sono più avanti a livello mentale, altri a livello fisico.

Ma, chi più chi meno, siamo tutti malati.

Dopaminoagonista|Correre con il Parkinson si può|Du Pas Par San Zvan

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