venerdì 27 ottobre 2017

Prolungare la Fase 1 con la corsa

Chi si ammala di Parkinson in età giovanile solitamente sperimenta uno sviluppo della malattia relativamente più lento, con un conseguente maggiore ritardo nella comparsa dei sintomi più invalidanti.

Si tratta della cosidetta “Fase 1”, nella quale il Parkinson si fa sentire e complica la vita, ma non compromette lo svolgimento in maniera indipendente delle attività quotidiane.

Nel mio caso, a parte alcune sere in cui stanchezza e debolezza mi mettono ko, posso ancora contare su una buona qualità di vita, nonostante siano passati almeno dieci anni dalla data di esordio della malattia.

Tenuto conto che, a causa della variabilità dei sintomi e della loro intensità nei malati di Parkinson, non è facile fare confronti, mi domando in quale misura questo periodo di “armistizio prolungato” sia l'effetto dell'esercizio fisico costante.

L'indizio più evidente in tal senso emerge dal peggioramento dei sintomi – motori e non motori – che avverto quando sono costretto a fermarmi a lungo a causa di un infortunio. E penso di sapere qual sia il principale colpevole:

Lo stress.

Anche se ovviamente non posso averne le prove, da quello che ho capito analizzando la mia storia personale ritengo che lo stress non solo sia il propellente per accentuare i sintomi del Parkinson, ma abbia avuto un ruolo essenziale anche nel favorire la comparsa stessa della malattia.

Per la mia esperienza, lo stress è il nemico più nocivo per un parkinsoniano. Convivere con fattori di stress prolungati accresce i sintomi del Parkinson e rende più vulnerabili allo sviluppo della malattia.

In sostanza lo stress mi uccide.

L'incremento dei livelli dei neurotrasmettitori indotto dalla corsa potenzia la capacità di affrontare le preoccupazioni rendendoci meno esposti allo stress.

Per cui correre lunghe distanze – oltre a donare maggiore agilità e a migliorare il controllo del corpo – è uno strumento incredibilmente potente per combattere ansie e apprensioni, principali fonti di stress.

Anche per questo motivo, io ritengo che la corsa, come mezzo per migliorare la qualità della vita e donare benessere, soprattutto per i malati di Parkinson, non andrebbe mai sottovalutata.
Evidenze scientifiche|Dopaminoagonista|Verso Calderara

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