domenica 15 ottobre 2017

Il caso del parkinsoniano ultramaratoneta

Oggi pomeriggio stavo proseguendo le mie ricerche sulle possibilità per i malati di Parkinson di svolgere qualche tipo di attività fisica intensa prolungata, come ad esempio correre regolarmente lunghe distanze, sui possibili benefici che ciò comporta e sulle eventuali controindicazioni.

Navigando sul web mi sono imbattuto violentemente nella storia di Thierry Vachet.

Thierry Vachet è un runner amatoriale in grado di ottenere un personale di 2 ore e 54 minuti alla maratona di Parigi del 2006.

Nel 2009 – a 45 anni – gli viene diagnosticato il Parkinson. Inizia pertanto il trattamento terapeutico con levodopa e dopaminoagonisti, ma con limitata efficacia ed effetti collaterali.

Nel 2012 Thierry decide di portare avanti il progetto nato prima della scoperta della malattia di correre una ultra-maratona di 100 Km.

Riprende gradualmente ad allenarsi e riesce in tre mesi a prepararsi per la gara, correndo 90 Km a settimana negli ultimi due.

Il 19 maggio del 2012, a 48 anni, con la malattia di Parkinson al primo stadio, Thierry Vachet corre la 100 Km di Vendée in 11 ore e 42 minuti, prendendo solamente una compressa di levodopa prima della partenza.

Gli esami eseguiti 3 giorni dopo aver corso 100 Km hanno mostrato una correzione parziale delle anomalie cerebrali osservate 3 giorni prima della corsa.

Da allora Thierry ha continuato a correre regolarmente in media 40 minuti al giorno, 5 giorni su 7. Dopo aver ripreso a correre ha gradualmente smesso di assumere levodopa e altri farmaci senza manifestare peggioramenti nei sintomi del Parkinson.

L'articolo è del 2012, ancora non so come è proseguita la storia di Thierry Vachet; prima di indagare ulteriormente però preferisco fermarmi ed elaborare per bene quello che ho letto perché mi sta suscitando un flusso traboccante di pensieri e riflessioni.


Qui è possibile scaricare l'articolo completo.
Maratona?|Evidenze scientifiche|Correre con il Parkinson si può

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