lunedì 11 settembre 2017

Run Tune Up 2017

Adoro i pacers. O meglio, adoro le gare con i pacers. Sono davvero preziosi perché con loro non devi preoccuparti di mantenere il ritmo di gara prefissato. È un pensiero in meno, posso correre con più leggerezza concentrandomi sulle sensazioni che mi comunica il corpo e godendomi la corsa.

Assieme ad altri quattromila runners, incuranti del maltempo ci incolonniamo diligentemente dietro l'arco della partenza; giusto in tempo perché cominci a piovere seriamente.

Molti si sono lamentati della pioggia, che non darà più tregua per tutta la corsa, ma a me non ha dato fastidio. Anzi, sono arrivato alla conclusione che correre sotto la pioggia mi piace. Tanto dopo il primo chilometro ero già tutto bagnato, quindi che piovesse o meno non faceva differenza. Poi dopo un'estate passata a boccheggiare col miraggio della prossima fontanella, la pioggia estiva garantisce una temperatura ideale per correre. Normalmente finisco le gare zuppo di sudore, per cui delle due è meglio la pioggia.

Come da programma raggiungo e mi affianco fin dalla partenza al gruppo di pacers con scritto nei palloncini "01:35", con l'idea di abbandonarli se e quando sentirò di poter spingere un po' di più.

La mezza maratona è la mia distanza preferita perché va corsa prevalentemente sotto la SAN (in parole povere senza il fiatone). Solitamente parto prudente e verso il diciottesimo chilometro, se ne ho ancora, accelero.

Sto bene. Sensazioni di leggerezza ed energia. La levodopa assunta un'ora e un quarto, e un quarto d'ora prima della partenza fa il suo dovere. La paura di finire la benzina anzitempo mi frena, ma superato il settimo chilometro decido di lasciarmi alle spalle i pacers. Non di molto per la verità: continuerò a sentire le loro voci dietro di me fin quasi al quindicesimo.

Chiarisco: non è che non stia facendo fatica. Ne faccio eccome. C'è ipocrisia in quelli che dicono corri e pensa a divertirti. Mentre corro una competitiva non mi sto divertendo, faccio solo una gran fatica e penso a chi me l'ha fatto fare. Ciò non toglie che terminata la corsa sia contento e pronto a ripartire.

A tre chilometri dalla fine raccolgo tutte le energie rimaste e provo ad allungare. Supero un po' di gente, la pioggia mi sferza, il battito sale a 170, stringo i denti, l'ultimo chilometro lo corro a 4:04 e taglio il traguardo in 01:33, mio nuovo personale sulla mezza.

Sono stanchissimo, ma mentre una ragazza sorridente mi appende al collo una medaglia, sento le endorfine pomparmi nel sangue e sono grato del fatto che il mio corpo mi permetta ancora di gioire di queste emozioni.
Verso la Run Tune Up|Correre con il Parkinson si può

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